Fu trovata morta per il metadone Sotto accusa c’è un conoscente

23 Ottobre 2022

Domani a Larino l’udienza sul decesso, ad agosto 2020, di Patrizia Di Stefano, 43 anni, vastese Per gli investigatori è stato un 52enne, che usava quella sostanza, ad averla consegnata alla donna

VASTO. Giallo di Petacciato: domani la morte di Patrizia Di Stefano, 43 anni, vastese, morta il 28 agosto 2020 per insufficienza cardiocircolatoria, sarà rivissuta davanti al gup del tribunale di Larino. Davanti al giudice con l'accusa di avere provocato la morte della quarantatreenne facendole assumere metadone, comparirà A.G., 52enne di origine palermitana, conoscente della vittima. A distanza di due anni dal ritrovamento del corpo senza vita di Patrizia Di Stefano, il tribunale di Larino dovrà decidere se effettivamente A.G. è colpevole o meno. I familiari della 43 enne si sono costituiti parte civile. Ad assisterli saranno gli avvocati Raffaele Giacomucci e Isabella Mugoni. L'imputato è difeso dall'avvocato Nicola Bonaduce, del foro di Larino.
La perizia medico legale fatta dal professore Luigi Cipolloni subito dopo il ritrovamento del corpo della vittima non lasciò dubbi. La morte di Patrizia Di Stefano fu provocata da insufficienza cardiorespiratoria acuta dovuta agli effetti sinergici di metadone in quantità elevata e altre sostanze. A casa della vittima gli investigatori trovarono una boccetta di metadone, sostanza che era stata data ad A.G. per uso personale.
Una sorella della quarantatreenne che abita a Vasto, i genitori e altri familiari vogliono giustizia. L'articolo 586 contestato ad A.G. - morte o lesioni come conseguenza di altro delitto - presenta notevoli affinità con l'omicidio preterintenzionale che prevede una pena che va da dieci a 18 anni. Patrizia Di Stefano fu trovata morta il 28 agosto 2020 nella casa di Petacciato in cui si era trasferita da poco. Da giorni la donna non rispondeva al telefono. Furono i familiari a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine. La donna era a letto. Sul suo corpo non c'erano segni di violenza.
Chi conosceva Patrizia escluse subito la morte volontaria. Improbabili anche le cause naturali. La Procura di Larino decise di aprire l’inchiesta e ordinò un'autopsia. L'esame autoptico rivelò che la vittima quando fu trovata, era morta da almeno cinque giorni. Gli investigatori hanno ricostruito le ultime ore di vita di Patrizia. A.G. è stata una delle persone viste con la donna nei giorni immediatamente precedenti la morte. Altri particolari hanno convinto la Procura di Larino che fu proprio lui a dare alla 43enne il metadone e per questo è stato chiesto il rinvio a giudizio. Gli avvocati Giacomucci e Mugoni si preparano a dar battaglia. Il metadone viene dato per uso personale ed è vietata la cessione a terzi. «Perché mai Patrizia Di Stefano avrebbe dovuto assumerlo?», chiedono i legali della parte civile. Chi conosceva Patrizia non esclude che la donna possa avere assunto la sostanza senza saperlo.
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