Gettò la moglie malata nel fiume, il marito condannato a 14 anni

2 Dicembre 2023

La 72enne di Casalbordino nel dicembre 2021 annegò nell’Osento lungo la provinciale per Atessa Il risarcimento di centomila euro devoluto ad associazioni che aiutano le donne vittime di violenza

LANCIANO . Quattordici anni di reclusione: è la condanna inflitta dai giudici della Corte d’assise di Lanciano ad Angelo Bernardone, 76 anni di Casalbordino, accusato di aver ucciso la moglie Maria Rita Conese, 72 anni, gettandola dal ponte sull’Osento, sulla provinciale 216 Casalbordino-Atessa il 26 dicembre 2021. Poche udienze e una condanna che inquadrano il delitto all’interno di un dramma familiare, della disperazione di un marito lasciato ad affrontare la malattia della moglie, la demenza senile e l’Alzheimer da solo; di 4 figli che vivono il dramma della morte della mamma per mano del papà, ma che con un gesto di grande sensibilità devolvono il risarcimento danni alle associazioni che aiutano le donne vittime di violenza.
L’OMICIDIO
Omicidio volontario aggravato per aver commesso il fatto in danno alla coniuge e dalla minorata difesa della vittima affetta da Alzheimer: per questa accusa Bernardone ha affrontato il processo in Corte di assise, presidente Massimo Canosa, giudice a latere Maria Rosaria Boncompagni e sei giudici popolari. Secondo l’accusa, in aula il pm Vincenzo Chirico, il 26 dicembre dopo pranzo Bernardone porta la moglie ad Atessa dove c’è il cimitero in cui riposano i genitori della donna per farle vedere che non ci sono più da anni, visto che li credeva in pericolo. Mentre sono in auto discutono. Sul ponte sull’Osento al confine con Atessa, i due scendono dall’auto litigando. Improvvisamente Angelo afferra la moglie dalle gambe e la scaraventa giù, facendola precipitare da una altezza di 10,6 metri e provocandone la morte per traumi, tra cui quello cranico, e annegamento. Resosi conto del gesto torna casa, avvisa i figli e si costituisce ai carabinieri di Casalbordino.
LE RICHIESTE
Nel ricostruire la vicenda Chirico sottolinea comunque la volontà Bernardone di uccidere: «Dopo che uccide la moglie dice ai figli: “Sta tutto a posto, vostra madre sta nel fiume”. Prima diceva frasi come: “La butto nel fosso”». Frasi forti che il pm riconosce essere state pronunciate in un quadro di profonda esasperazione familiare, che però non giustifica un atto volontario. Da qui la richiesta di condanna a 24 anni. Anche la parte civile, l’avvocato Giampaolo Di Marco che rappresenta i quattro figli, si sofferma sulle difficoltà della famiglia nell’affrontare la malattia della Conese, ma sottolinea le mancate richieste di aiuto da parte dell’uomo, «che ha privato i figli dell'affetto di una madre». E, alla richiesta di condanna del pm, Di Marco aggiunge quella di un risarcimento simbolico di 100mila euro in beneficienza. L’avvocato Vincenzo Cocchino, difensore del 76enne, parla di dramma della disperazione, di una situazione familiare difficile, di un uomo lasciato solo ad affrontare un problema enorme. Sottolinea che Angelo non voleva uccidere la moglie, che dal ponte vedeva degli alberi e non capiva che fosse alto e ci fosse un fiume. Parla di un gesto improvviso e chiede l’assoluzione o la derubricazione in omicidio preterintenzionale, ritenendo che ci fosse stata una seminfermità mentale al momento del fatto e una non totale capacità di intendere e di volere.
CONDANNA E RISARCIMENTO
E la sentenza, emessa in una camera di consiglio lampo, è di condanna a 14 anni con la concessione delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, interdizione perpetua dai pubblici uffici e risarcimento di 100mila euro. «Va alle associazioni che aiutano le donne», spiega Di Marco, «un gesto che può essere di esempio, che trasforma un male enorme come la morte di una madre, in una azione positiva che può aiutare tante donne che si trovano in situazioni analoghe. 14 anni una pena giusta? Una madre non c’è più, una moglie non c’è più e ciascuno resta a fare i conti con le proprie pene».
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