Gli tagliano un dito per farsi dare i soldi

Torturato e mutilato il titolare 73enne del minimarket in contrada Pontoni. I banditi fuggono in auto con denaro e sigarette
SAN VITO CHIETINO. Lo hanno torturato e mutilato per costringerlo a consegnare i soldi. Con un coltello da salumiere gli hanno tranciato un dito, di netto, convinti che nascondesse in casa altro denaro contante. È un gesto barbaro, di violenza gratuita, a rendere ancora più truce la rapina subita dal titolare del minimarket Iezzi in contrada Pontoni, a San Vito Chietino. Come riportato ieri dal Centro, lunedì sera il commerciante Domenico Iezzi, 73 anni, è stato picchiato e derubato all’ora di chiusura nel suo negozio di alimentari. Sulla violenta rapina indagano i carabinieri di Ortona.
L’ASSALTO. Sono le 20,15 circa. Iezzi sta abbassando la saracinesca del minimarket. Un negozio modesto che ha aperto al primo piano del suo villino (dove vive da solo), ma vero e proprio punto di riferimento nella contrada. All’improvviso, sul selciato davanti all’alimentari, si ferma un’auto. Quattro persone, incappucciate e con i guanti, scendono dal mezzo e aggrediscono il titolare. Lo riempiono di botte, con un pugno in faccia gli rompono uno zigomo. Poi lo trascinano all’interno dell’abitazione, la cui porta d’ingresso è attigua al negozio. Una volta dentro lo immobilizzano legandogli le mani dietro la schiena con scotch da pacchi che la banda ha con sé. Quindi gli intimano di tirare fuori i soldi.
LA TORTURA. L’anziano, spaventato e dolorante per il pugno in faccia, indica ai rapinatori dove nasconde alcuni risparmi. Guida i banditi a un cassetto della cucina dove è riposta una busta chiusa con una somma tra i duemila e i tremila euro (Iezzi non è stato in grado di indicare ai carabinieri, con precisione, l’ammontare del denaro). Cifra che i rapinatori giudicano insufficiente. Da quel colpo si aspettano di portare a casa un bottino più consistente. I quattro, allora, iniziano ad incalzare l’anziano perché dica loro dove nasconde altro contante. Ma il negoziante, frastornato da paura e dolore, sta zitto. È questo il “movente” della tortura. Irritati da quell’atteggiamento, i rapinatori afferrano un coltello da salumiere che trovano nella bottega (Iezzi vende anche affettati), mettono la mano destra del commerciante sul tavolo e, sotto i suoi occhi atterriti, gli tranciano di netto il dito indice. «Adesso che cosa ti tagliamo se non ci dai i soldi?», gridano all’anziano che, a sua volta, urla di dolore. Per fortuna il macabro rituale non va avanti. Dopo aver rovistato in tutta la casa e nel negozio, i quattro banditi incappucciati decidono che è ora di andare via. Non prima di aver caricato sull’auto un paio di scatoloni pieni di sigarette. Dall’inizio dell’incubo sono trascorsi circa 45 minuti.
L’ALLARME. Rimasto solo e senza un dito, dal quale perde sangue, Iezzi riesce a liberarsi dalla sua prigionia circa un’ora dopo. Sono le 21,30 circa quando riesce a telefonare a casa di alcuni parenti, i quali accorrono a casa dell’anziano e chiamano i carabinieri. Iezzi viene portato in ospedale, a Lanciano, e ricoverato nel reparto di ortopedia. Per il dito, purtroppo, non c’è nulla da fare. I carabinieri di Ortona, guidati dal maggiore Roberto Ragucci, ispezionano casa e negozio, raccolgono le prime dichiarazioni del commerciante, visibilmente sotto choc. Ma i banditi sono ormai lontani, le tracce si perdono nel buio delle campagne attorno a San Vito. Ieri mattina nuovo sopralluogo della Scientifica nella casa-negozio, a caccia di indizi e impronte. Fuori, sul selciato calcato dai rapinatori, si fermano diverse auto. Sono i clienti di Domenico, che ancora non sanno della rapina e sono lì per fare la spesa, come sempre. «Rapinato? Ancora? Povero Domenico», commenta una signora, «ma domani apre il negozio?».
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