Honeywell, nuovo incontro azienda-Mise

14 Febbraio 2018

Atessa, sul tavolo incentivi e riconversione. Il sindacato: il governo Gentiloni faccia la sua parte

ATESSA. Un accordo quadro per dare speranza ai 420 dipendenti della Honeywell che dal prossimo 2 aprile si troveranno senza lavoro. È l’obiettivo dell’incontro, definito come «decisivo» dalle parti sociali, di venerdì a Roma nella sede del ministero dello Sviluppo economico. Al tavolo, che discute ormai da mesi di come mitigare la chiusura dello stabilimento dei turbocompressori di Atessa (decisione presa dalla dirigenza americana e francese per consentire l’apertura di uno stabilimento gemello in Slovacchia), parteciperà anche l’azienda che dovrà rispondere sulla somma da erogare ai dipendenti come incentivo all’esodo, sulla possibilità di prolungare di un altro anno gli ammortizzatori sociali e su eventuali industrie interessate a rilevare lo stabilimento abruzzese. Critico sugli esiti della vertenza è il deputato di Mdp Gianni Melilla. «Mentre lo stabilimento di Atessa chiude gettando in mezzo alla strada oltre 400 lavoratori diretti e un centinaio dell’indotto», interviene Melilla, «la Honeywell annuncia un investimento di 32,3 milioni di euro e 130 nuovi posti di lavoro a Presov, in Slovacchia, che diventa così il secondo polo produttivo mondiale di turbosoffianti per motori diesel. Una parte di questo investimento è a carico del Governo slovacco e può configurarsi come “aiuto di Stato”, espressamente vietato dalla normativa europea. La fabbrica di Presov attualmente occupa 1.100 lavoratori, pagati con salari molto più bassi di quelli italiani», precisa ancora il parlamentare di Mdp, «nacque nel 2012 con un sostegno del Governo slovacco di 19 milioni di euro. La Slovacchia per il suo sviluppo industriale riceve ingenti finanziamenti dall’Unione Europea, messi a disposizione dai grandi Paesi europei e l’Italia è uno dei più grandi donatori. Siamo alla beffa. La vicenda Honeywell è emblematica delle storture delle politiche industriali dell’Unione Europea e dell’ignavia del nostro Governo che hanno fortemente danneggiato l’industria italiana. Il governo Gentiloni chieda conto alla Honeywell di questa scelta sleale verso i lavoratori e lo Stato italiano, che è stato invece molto generoso con sgravi e finanziamenti pubblici di ogni tipo». Anche Nicola Manzi, segretario Uilm Abruzzo, insiste sul ruolo del governo: «Ci siamo ritrovati inermi di fronte a una concorrenza sleale all’interno della stessa Comunità europea e di fronte a una multinazionale che aveva numeri e fatturati per restare e invece chiude. Ora il Governo faccia la sua parte al tavolo del Mise per alleviare questo dramma sociale».
Daria De Laurentiis
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