I giudici: Furgiuele si accaniva sui bambini come un mostro

Ecco le motivazioni della condanna in Corte d’appello a 12 anni di carcere per gli abusi sui piccoli giocatori No allo sconto di pena: «Condotte reiterate, è impensabile il riconoscimento delle attenuanti generiche»
CHIETI. «Colpisce l’intensità, via via maggiore, con la quale Riccardo Furgiuele si accaniva letteralmente sulle sue “prede”, facendole cadere in una sorta di mostruosa ragnatela dalla quale queste non riuscivano a liberarsi». Lo scrive la Corte d’appello nelle motivazioni della sentenza che conferma la condanna a 12 anni di carcere per l’allenatore di baseball 54enne, che vive a Sambuceto (ora è ai domiciliari), accusato di abusi sessuali – anche completi – su 9 piccoli allievi. «Si trattava per lo più di bambini tra i 7 e gli 8 anni che, almeno inizialmente, non avevano neppure cognizione di quanto stava accadendo», si legge in un passaggio delle 36 pagine con le quali i giudici aquilani (presidente Armanda Servino, consigliere relatore Flavia Grilli, consigliere Laura D’Arcangelo) condividono in pieno le conclusioni del tribunale di Chieti.
IL CONTESTO. «Deve considerarsi», è sottolineato in sentenza, «che Furgiuele era uno degli allenatori di punta e godeva di fiducia e stima da parte della società di baseball, nonché dei genitori, che vedevano in lui un tecnico preparato e disponibile. In un contesto apparentemente idilliaco, Furgiuele metteva però in atto una serie di variegate condotte, in maniera abituale, finalizzate al soddisfacimento dei propri istinti. Si è dunque trattato di una costellazione di abusi sessuali, alcuni davvero molto pesanti».
I BIMBI ABUSATI. I giudici parlano di «capacità persuasiva e manipolatoria» dell’imputato. «Le vittime degli abusi – per la loro tenera età, da alunni delle elementari – erano praticamente soggiogate da Furgiuele, peraltro allenatore della squadra del loro sport preferito e dunque figura maschile adulta di riferimento che avrebbe dovuto, in una situazione normale, aiutarli a sviluppare la loro personalità in maniera sana, preservandoli da esperienze traumatiche e disastrose per la loro sfera sessuale. Appare dunque più che comprensibile che in un simile contesto nessuna delle giovani vittime abbia mai osato parlare, neppure con i propri compagni, di quello che veniva vissuto con estrema difficoltà, con sentimenti di paura misti a vergogna, anche perché l’abusato spesso aveva una buona relazione con il proprio allenatore, con il quale sicuramente condivideva momenti positivi e piacevoli all’interno del contesto sportivo. È quindi emerso uno scenario in cui alcuni giovani e giovanissimi atleti della squadra allenata dall’imputato venivano da questi “scelti” per soddisfare le sue turpi voglie. Spesso si trattava di ragazzi con situazioni familiari complicate, vuoi per la separazione tra genitori, vuoi per le difficoltà economiche, vuoi perché inseriti in famiglie numerose e dunque meno accudenti».
RACCONTI GENUINI. Anche secondo la Corte d’appello non ci fu nessun «contagio dichiarativo» tra le vittime: «La vicenda nacque e si sviluppò in modo del tutto casuale e spontaneo, a seguito delle confidenze scambiate tra due ragazzini». Furgiuele iniziava a coinvolgere gli atleti «su diversi livelli, piegandoli con l’andar del tempo al proprio volere». In questo ambito si collocano «le regalie, le cene dopo l’allenamento, gli accompagnamenti a casa con il pulmino o in macchina per agevolare i genitori che magari non potevano assicurare la loro presenza costante».
NO ALLE ATTENUANTI. Una delle vittime, l’ultima ad aver denunciato l’allenatore, nel frattempo è diventata maggiorenne. «Le sue dichiarazioni», è scritto in sentenza, «hanno “chiuso il cerchio”. Il ragazzo, ormai grande, si è sentito forte anche per la presenza della fidanzata e dunque pronto a chiarire un aspetto pesante della propria vita, che sino ad allora non si era sentito di rivelare ad alcuno, neppure all’ignara madre, che aveva riposto fiducia assoluta in Furgiuele, tanto da averlo ospitato a pranzo a casa sua». Niente sconto di pena per l’allenatore accusato di pedofilia. «Il riconoscimento delle attenuanti generiche», concludono i giudici, «appare impensabile, stante la reiterazione delle condotte e le odiose modalità di abuso sessuale utilizzate da Furgiuele nell’arco di svariati anni». L’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Antonangeli, si prepara al ricorso in Cassazione. I genitori delle vittime si sono costituiti parte civile con gli avvocati Monica D’Amico, Teresa Laviola, Claudia Ottaviano, Livio Sarchese, Vittorio Iovine e Maria Teresa Pierfelice.

