I reperti di piazza San Giustino in estate sotto Palazzo d’Achille

In dirittura d’arrivo i lavori al pianterreno per l’esposizione permanente dei tesori emersi dagli scavi Nel “grottino” testimonianze della Teate di 2.500 anni fa. Ma la riapertura del municipio è lontana
CHIETI. Potrebbe essere pronto già entro l’estate, o al massimo per l’autunno, il piccolo scrigno che nel cuore della città custodirà e mostrerà i tesori che raccontano l’antica Teate. Procedono come programmato gli interventi per ristrutturare il pianterreno di Palazzo d’Achilla dove, una volta ultimati i lavori, troveranno casa i reperti, alcuni risalenti anche a 2.500 anni fa, emersi durante la ristrutturazione di piazza San Giustino. Nel “grottino” della vecchia sede municipale, chiusa dopo il sisma del 2009, nei giorni scorsi c’è stato un sopralluogo congiunto di Comune e Soprintendenza, che stanno portando avanti il progetto. Hanno partecipato l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Rispoli e la funzionaria della Soprintendenza Emanuela Criber, insieme agli archeologi che stanno seguendo l’opera di recupero dei locali, ai quali si è unito il vicesindaco e assessore alla Cultura Paolo De Cesare. Sopralluogo che ha poi riguardato anche i cantieri di cinema Eden e Palazzo Massangioli.
«Si procede speditamente», ha affermato Rispoli, «perché l’amministrazione ha voluto restituire dignità e fruizione a edifici che appartengono alla storia e all’identità di Chieti, abbandonati per troppo tempo. Una sfida che abbiamo portato avanti fra mille difficoltà e nel periodo più critico per le finanze dell’ente, mettendo insieme risorse che Chieti non ha mai avuto grazie al Pnrr e a fondi nazionali ed europei dedicati alla rigenerazione urbana e progetti condivisi con enti come la Soprintendenza capaci di portare avanti idee e restituire alla città i suoi luoghi».
«I lavori dovrebbero essere finiti entro l’estate o la massimo per l’autunno», auspica De Cesare. E quindi verranno finalmente esposti, sotto Palazzo d’Achille, i reperti riemersi dal cuore della città. Del resto, che piazza San Giustino avrebbe restituito elementi di grande interesse, era pressoché scontato. Già la prima fase dei sondaggi aveva rivelato la presenza di strutture e manufatti databili tra il V e il VI secolo avanti Cristo. In questi anni sono poi venuto fuori, tra murature absidate, archi e cisterne, due importanti tombe del periodo italico. Tra queste una sepoltura femminile detta “di Marouca”, con corredo di vasellame, ornamenti in bronzo come fibule e spilloni, parti di collana in pasta vitrea. E soprattutto la cosiddetta “testina di Venere”, probabile copia romana del I secolo dell’era volgare di una scultura greca.
Bisognerà invece attendere ancora molto per il recupero completo di Palazzo d’Achille, sede storica del Comune inutilizzabile dopo il sisma del 2009. «Ma da tempo ci stiamo muovendo anche qui», rassicura De Cesare, «con le somme che avevamo a disposizione si poteva fare ben poco. Abbiamo intercettato un finanziamento attraverso l’Ufficio speciale per la ricostruzione, e siamo nella fase finale della progettazione».
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