Il cuoco pestato per razzismo: «Temevo di fare la fine di Willy, ora i violenti vanno fermati»

Parla Mayky Sanchez, il cuoco di 26 anni aggredito la sera di venerdì 4 settembre in piazza Sirena
FRANCAVILLA AL MARE. «Ho letto le richieste del pm per i miei aggressori. Credo siano giuste per quello che mi hanno fatto e ringrazio i carabinieri di Francavilla al Mare e la procura di Chieti per il lavoro che stanno facendo. Ma adesso è necessario che questi provvedimenti trovino applicazione». A parlare è Mayky Sanchez, il cuoco di 26 anni aggredito la sera di venerdì 4 settembre in piazza Sirena a Francavilla, fuori da Dettagli, il locale dove lavora, per motivi razziali. A distanza di un mese dal fattaccio, lui sta meglio e i carabinieri hanno stretto il cerchio attorno agli aggressori, presenti quella sera insieme ad un gruppo più ampio di persone, intente a festeggiare un compleanno, proprio nel locale dove lavora il cuoco.
Mayky, il pm ha chiesto gli arresti domiciliari per uno dei suoi aggressori e l’obbligo di dimora nelle ore notturne per gli altri. Cosa ne pensa?
«Credo siano richieste proporzionate all’aggressione che ho subito. Adesso però mi aspetto che questi provvedimenti trovino applicazione. Perché quei ragazzi che hanno aggredito me, già in precedenza si erano resi protagonisti di episodi analoghi e bisogna evitare che possano farlo nuovamente».
Possiamo dire che a lei è andata bene?
«Certo. Poteva finire decisamente peggio. A volte penso che avrei potuto fare la fine di Willy (il cuoco ucciso a Colleferro nel settembre del 2020, anche lì al termine di un'aggressione, ndr). Io fortunatamente sono riuscito a reagire o almeno a parare i colpi che mi hanno dato. Ma se non mi fossi protetto dai calci e pugni che ho preso, oggi forse si parlerebbe di altro».
Di recente ha detto che dal momento dell’accaduto non è più tornato a Francavilla. Ha paura?
«Sì, da quella sera non sono più tornato in città. Solo una volta e ho visto delle impronte sulla porta di casa e sulla serranda, come se ci avessero tirato calci e pugni. Paura? Credo sia normale. Da quello che so loro continuano a frequentare piazza Sirena, lì c’è il locale dove lavoro. Non so come potrebbero reagire incontrandomi. Preferisco evitare».
Cosa pensa di loro? Si è fatto un’idea del perché l’abbiano aggredita?
«Sinceramente no. In zona sono conosciuti per quello che combinano in giro. Da quando è successo nessuno di loro si è fatto vivo per dire mi dispiace o sono pentito per quello che ho fatto. E sinceramente non credo che questo accadrà. Credo che a loro piaccia di più passare come i bulli, quelli violenti, quelli di cui aver paura, piuttosto che dire mi dispiace. Ma allo stesso tempo penso che non si rendano conto della strada che hanno preso e delle conseguenze che porta. Io spero solo che non facciano altre vittime, che non ci sia un nuovo caso come il mio».
Se loro le dovessero chiedere scusa, se la sentirebbe di perdonare?
«Sicuramente li ascolterei. Questo è quello che mi sento di dire adesso, mentre nei giorni immediatamente successivi all’aggressione ero pieno di rabbia e avevo pensieri diversi, credo sia comprensibile. Per fortuna ho ricevuto un’educazione che mi ha sempre aperto al dialogo e al confronto. Per questo dico che se qualcuno di loro mi dicesse sono pentito o mi dispiace, io lo ascolterei».
Intanto deve pensare a riprendere il suo percorso.
«Lunedì (domani, ndr) inizio la riabilitazione. Spero che, nel giro di un mesetto, io riesca a recuperare piena autonomia per poter tornare alla mia normalità. Poi vorrei tornare a lavorare a “Dettagli”, riprendere la mia attività di cuoco e cercare di recuperare quella normalità che nell’ultimo mese è completamente andata via».
Dalla sera dell’aggressione ha risentito i suoi colleghi?
«Sì, certo. Ci scriviamo spesso, ogni tanto ci telefoniamo. Mi chiedono come sto, mi dicono che mi aspettano. Soprattutto con il barman, con cui ho un rapporto molto stretto, ci sentiamo di frequente».
Cosa le lascia questa vicenda?
«Amarezza, dispiacere, ma soprattutto il pensiero che quanto accaduto a me poteva o potrebbe accadere anche ad altri e che le conseguenze potrebbero essere ben più gravi. Io per fortuna oggi mi sono lasciato il peggio alle spalle: ho limitato i danni durante l’aggressione, le ferite si stanno rimarginando e ora sono pronto ad iniziare la riabilitazione. Pensare però che avrebbero potuto trovare una vittima più debole, più indifesa e che per questo avrebbe avuto conseguenze peggiori è un qualcosa che non lascia indifferente. Ho fatto il paragone con Willy perché anche lui ha pagato la furia del branco nel tentativo di difendere un amico e ci ha rimesso la vita. Io spero di cuore che quanto accaduto a me serva a fare in modo che non accadrà a nessun altro».
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