Il dissesto preoccupa i negozianti: «Frena la voglia di spesa nei saldi»

Le attività temono i contraccolpi della crisi finanziaria del Comune e gli aumenti delle tasse locali Fanno paura le ripercussioni sulla possibilità di investire in progetti generali di rilancio della città
CHIETI. Saldi partiti da giovedì in città: tutti hanno preparato al meglio le proprie attività commerciali, ma a preoccupare il mondo del commercio quest’anno è soprattutto il dissesto economico-finanziario appena dichiarato dal Comune.
L’eFFETTO DISSESTO
«Il periodo degli sconti è importante per il commercio cittadino, ma il momento che sta vivendo la città alle prese con il dissesto è certamente più difficile del passato. Temiamo un effetto-dissesto», dice il direttore di Confartigianato Chieti L’Aquila Daniele Giangiulli, «tasse alle stelle, difficoltà di gestione che si riverbera sui servizi oltre ai problemi più generali dei tassi dei mutui troppo alti e del costo dell’energia che resta ancora troppo salato. Dopo gli anni del Covid e il periodo della crisi energetica, per Chieti non ci voleva anche il dissesto». Sulla stessa linea Federico Del Grosso della Upa Claai: «A Chieti oltre alle problematiche di carattere generale aggiungiamo le criticità collegate al dissesto del Comune che alimentano un ulteriore senso di sfiducia per gli inevitabili contraccolpi in tema di tassazione e di immagine della città. Purtroppo allo stato anziché sperare in un rilancio, magari con i fonti del Pnrr, ci ritroviamo nel pieno di un dissesto finanziario. I saldi favoriranno sicuramente le nostre piccole attività locali ma per risolvere i problemi delle attività commerciali e artigianali servirebbero ben altri progetti».
La cOLLABORAZIONE
Letizia Scastiglia, direttore Cna Chieti, auspica di continuare la collaborazione con le associazioni di categoria proprio per affrontare il momento di difficoltà: «Sono certa», dice, «che le iniziative estive organizzate dall’amministrazione e dalle diverse associazioni cittadine siano occasione per far arrivare gente e quindi per possibili acquisti in città. Ma il dissesto ovviamente preoccupa, se pensiamo che la tassazione è già alta, come faremo a migliorare la situazione e con quali interventi. Spero che anche su questo argomento ci sia una condivisione sulle azioni da compiere insieme alle associazioni». C’è anche chi non teme troppo il problema delle casse comunali dissestate: «Soprattutto nel settore dell’abbigliamento i saldi sono sempre molto attesi», dice Marina De Marco, presidente cittadina di Confesercenti, «ma i problemi della stagione dei saldi continuano a non essere risolti: non ci sono più le mezze stagioni, il clima è stato a lungo piovoso e solo da poco i negozi hanno cominciato a vendere l’estivo. La data di inizio saldi si riconferma troppo in anticipo. A ciò si aggiunge la deregulation, soprattutto nell’on line, dove le offerte sono disponibili h24. Quanto al dissesto personalmente penso che non cambi granché, dal momento che le aliquote nella tassazione erano già al massimo o quasi. Quello che mi preoccupa è l’eventuale congelamento o ritardo dei progetti di cui la città ha estremamente bisogno».
I SALDI E LE REGOLE
«Certo il dissesto del Comune non aumenta la propensione al consumo che è la molla che sostiene il commercio», dice Marisa Tiberio, presidente provinciale Confcommercio, «in un momento in cui si sono stratificate quattro crisi in tre anni, dall’emergenza sanitaria a quella energetica, dalla guerra all’inflazione, di certo un Comune in dissesto non influisce positivamente sulla possibilità di spendere. Se poi aggiungiamo l’on line, capace di mettere in scacco pure la grande distribuzione, la situazione non è facile. Ma proprio sull’on line siamo contenti che siano state introdotte regole più precise. Dal primo luglio è cambiata la normativa sugli sconti, che impone regole più rigide riguardo le pratiche sleali, l’adeguamento dell’e-commerce, le sanzioni per i comportamenti ingannevoli che possono interessare la tutela di salute, sicurezza e minori».
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