Il Governo insiste per vedere subito i vertici Honeywell
È ancora braccio di ferro tra il ministero dello Sviluppo economico e la Honeywell, la fabbrica dei turbocompressori di Atessa che ha chiuso per delocalizzare in Slovacchia. Il tavolo della vertenza,...
È ancora braccio di ferro tra il ministero dello Sviluppo economico e la Honeywell, la fabbrica dei turbocompressori di Atessa che ha chiuso per delocalizzare in Slovacchia. Il tavolo della vertenza, malgrado lo stabilimento abbia cessato definitivamente le attività dal 5 marzo scorso, è ancora aperto per tentare di ottenere qualcosa per gli oltre 400 dipendenti rimasti senza lavoro. Ma i vertici della multinazionale hanno fatto sapere al Mise che l’azienda non è disponibile a riconoscere le richieste presentate dalle parti sociali e dalla Regione Abruzzo sulla sospensione dei licenziamenti e il pagamento delle ultime due mensilità a seguito della mancata copertura della cassa integrazione e che il management mondiale è disposto ad incontrare i rappresentanti del Mise solo a settembre. Di qui la replica del Governo che chiede di anticipare i tempi a luglio. A settembre, infatti, sarebbe troppo tardi per discutere di temi fondamentali per la ripresa delle attività dell’ex stabilimento Honeywell. Ne andrebbe del rallentamento del processo di reindustrializzazione e della “perdita” di ulteriore forza lavoro. Gli ex dipendenti Honeywell si trovano di fronte a un bivio da quando, dal 1° giugno, sono rimasti ufficialmente senza lavoro. L’alternativa è sperare nella ripresa di una qualsiasi nuova attività alla Honeywell (che reimpiegherebbe il 30% della forza lavoro precedente) oppure l’accesso alla Naspi, una nuova formula di indennità di disoccupazione. (d.d.l.)

