Il Marco Polo teatino e i nobili Valignani Bigi ne svela la storia

9 Maggio 2019

In un libro le vicende della famiglia legata a papi e potenti Oggi la presentazione: «Sono come i Medici per Firenze»

CHIETI . «I Valignani per Chieti sono stati come i Medici per Firenze o come gli Sforza per Milano eppure», dice Raffaele Bigi, in città sono quasi degli sconosciuti. Da padre Alessandro Valignani, il Marco Polo d’Abruzzo che nel ’500 visitò India, Malesia, Molucche e fondò il Collegio dei Gesuiti a Macao, la prima università nell’estremo oriente, fino al marchese Federico che fece costruire una villa sfarzosa a Torrevecchia Teatina nel Settecento. «Parlare dei Valignani è come parlare di Chieti e non si può parlare di Cheti senza parlare dei Valignani», osserva Bigi, ex dipendente della Banca d’Italia e giornalista, che ha dedicato un libro a «uno dei casati più potenti e importanti del territorio teatino e non solo, appartenente alla piccola feudalità provinciale e che ha ricoperto un posto notevole nella storia locale, regionale e addirittura legata agli eventi europei». Davanti al municipio lungo corso Marrucino, anche le panchine con le scritte in latino raccontano le gesta di Valignani. E il libro “I Valignani a Chieti. Mille anni di storia” sarà presentato oggi alle 18 in Comune: «Anche l’ex palazzo della Banca d’Italia fu dei Valignani», dice Bigi, «la presentazione in Comune non è affatto un caso». L’introduzione sarà curata dal giornalista e studioso di storia cittadina Oscar D’Angelo, seguirà un intervento di Giustino Angeloni, moderatore il giornalista Stanislao Liberatore.
«L’idea di parlare dei Valignani nella mia città», dice Bigi, «mi è venuta dopo essere stato invitato dall’Associazione italiana insegnanti di geografia (Aiig) a presentare la figura del marchese Valignani a Torrevecchia Teatina, proprio nella storica villa. Mentre mi preparavo ripensavo a più nomi e personaggi della mia Chieti legati dalla stessa sorte: non essere sufficientemente conosciuti in Abruzzo, tantomeno nella nostra città. E allora mi sono chiesto: è possibile che abbiamo una tradizione plurimillenaria e personaggi che hanno fatto la storia nel mondo ma che sono poco meno che degli sconosciuti? La lista di questi uomini illustri», dice Bigi, «è lunga: Lusius Storax, Caio Asinio Pollione, Padre Alessandro Valignani, il marchese Federico, Valignani, Lucio Camarra, Girolamo Nicolino, Nicolò Toppi, Ferdinando Galiani, Gennaro Ravizza, Filomena Corvini, Anton Giulio Majano, Francesco Verlengia, Ettore Paratore e tanti altri».
Bigi ripercorre così le origini dei Valignani: «Una tra le famiglie più nobili di Chieti. Sembrerebbe, anche se non c’è documentazione ufficiale, che i Valignani discendano dalla stirpe del normanno Goffredo d’Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo. I Valignani si inserirono e si imposero presto e bene nel tessuto cittadino, sicché storia e vita dei Valignani si intersecarono con quelle di Chieti. Nel corso dei secoli, furono insigniti dei titoli di baroni (Roccamorice, Miglianico e Cepagatti); marchesi (Cepagatti e Civitella Casanova ambedue nel 1649) e duchi (Alanno, Villanova di Lanciano e Vacri nel 1698); Giovanni Antonio fu conte palatino».
I Valignani si imparentarono, poi, con le più facoltose famiglie del Regno di Napoli, di Roma e di quelle vicine al potere del papato: «Ebbero relazioni», dice Bigi, «anche con la famiglia Medici e, tramite essa, stretti rapporti con la Chiesa di Roma, nella persona di papa Clemente VII. I Valignani ebbero stretti rapporti con papa Leone X, Clemente VII, Paolo III, Gian Pietro Carafa, dapprima vescovo e arcivescovo di Chieti, poi papa Paolo IV; con San Gaetano da Thiene che fondò l’Ordine dei Teatini, San Filippo Neri e San Camillo De Lellis. Stretti rapporti ci furono anche a livello europeo con i d’Aragona e Carlo V tramite la figlia, Margherita d’Austria. I fratelli Giacomo e Zosimo, l’uno arcivescovo di Salonicco e l’altro assistente al trono pontificio, e Filippo Valignani (che studiò nel convento domenicano di Chieti, il più grande d’Abruzzo, diventando nel 1722 arcivescovo di Chieti) erano cugini di papa Innocenzo XIII: la mamma del papa e quella di Giacomo e Zosimo erano sorelle».
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