Il Ministero chiede 25 milioni alla Sasi

27 Aprile 2016

Al via il processo per reati ambientali al presidente Scutti e al rappresentante Ecoesse per i 12 impianti mal funzionanti

LANCIANO. Ammonta a 25,6 milioni di euro il maxi risarcimento chiesto dal ministero dell’Ambiente a Domenico Scutti, 69 anni, di Altino e presidente della Sasi, e Alfiero Marcotullio, 58 anni, di Roccamontepiano e rappresentante della Ecoesse, imputati nel processo seguito al sequestro, da parte della Procura, di 12 depuratori tra Lanciano, Treglio, Rocca San Giovanni, Atessa, Santa Maria Imbaro, Bomba e Quadri. Impianti sequestrati perché giudicati sottodimensionati e mal funzionanti, e perché scaricavano in mare e nei fiumi Feltrino, Sangro e Osento reflui con sostanze inquinanti. I due, difesi rispettivamente dai legali Ettore Di Zio e Maria Sirolli del foro di Chieti, sono accusati di reati ambientali, inquinamento e danneggiamento delle acque. Scutti come presidente della Sasi, che gestisce il sistema idrico in 92 comuni del Chietino, e Marcotullio in quanto presidente della Ecoesse che ha gestito gli impianti di Quadri, Atessa e Bomba dal 2010 al 2013. All’apertura del processo, ieri, il ministero dell’Ambiente, tramite il legale Luigi Simeoli, si è costituito parte civile e ha chiesto 12,8 milioni di euro di danni patrimoniali e altrettanti di danni all’immagine. Un maxi risarcimento da oltre 25 milioni. Non si sono costituite parte civile le altri parti offese, ovvero i Comuni di Lanciano, Quadri, Rocca san Giovanni, Treglio, Atessa e Civitaluparella. Di fronte al giudice Andrea Belli, il procuratore Francesco Menditto ha ricordato che i 12 depuratori sequestrati un anno fa, il 28 aprile 2015, sono ancora sotto sequestro e che è in corso una verifica dei lavori che la Sasi ha fatto sugli impianti. La società ha ottenuto la proroga della gestione fino al 30 maggio 2016 e in questo anno ha effettuato diversi interventi, oltre ad aver avviato la costruzione di un impianto nuovo a Lanciano, in località Santa Croce che sarà pronto per settembre.

Nella prossima udienza, il 22 settembre, saranno ascoltati i primi testi: i consulenti della Procura, Moscariello e Di Martino, poi la polizia giudiziaria e gli imputati. Due gli anni di indagini da parte della Procura, insieme a polizia giudiziaria, carabinieri del Noe di Pescara, Capitaneria di porto di Ortona e Forestale di Chieti, sugli impianti definiti obsoleti, inefficienti e mal funzionanti, visto che non depuravano bene e in alcuni casi sversavano direttamente nei fiumi e nel suolo acqua e rifiuti inquinanti. Alcuni impianti erano fermi, altri non avevano autorizzazioni allo scarico. I depuratori, insomma, avrebbero creato danni ambientali e a risponderne sono coloro che gestivano le società addette alla depurazione, ovvero Sasi ed Ecoesse.

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