Il paradiso nel mare «Un tesoro di fauna vicino ai Trabocchi»

22 Marzo 2015

Studio sulla costa di un docente dell’Università di Teramo «Qui fondali incontaminati come nei siti di Ustica e Asinara»

LANCIANO. C’è un tesoro sotto il mare della Costa dei trabocchi. Un fondale ricco e ancora incontaminato che per caratteristiche naturalistiche e di biodiversità è secondo solo a siti protetti come Ustica, Asinara, Liguria e litorale veneziano. Eppure sono rarissimi finora gli studi pubblicati in convegni e riviste scientifiche. Ci ha pensato Alessio Arbuatti, medico veterinario e professore di Zoologia nella facoltà di Medicina veterinaria dell’Università di Teramo che giovedì e venerdì scorsi ha presentato i risultati di una ricerca indipendente effettuata in 4 anni in un convegno in facoltà.

Arbuatti è da sempre un appassionato di mare, acqua e fauna marina. Si occupa di medicina degli acquatici ed è stato veterinario nell’acquario di Genova e acquarista in quello di Cattolica, oltre a scrivere pubblicazioni e articoli sul tema. Non poteva lasciarsi sfuggire il paradiso sommerso della Costa dei trabocchi. E la scoperta, in 80 immersioni col metodo di osservazione scientifica definito “Underwater Visual Census”, effettuate in un perimetro di circa 700 metri tra Rocca San Giovanni e San Vito, è stata a dir poco eccezionale. Tra la battigia a una profondità di tre metri e mezzo, sono state individuate 28 specie ittiche classificate e 20 specie di invertebrati. Un pullulare di vita di rara bellezza, importantissimo dal punto di vista scientifico, concentrato tra gli scogli e le piccole “praterie” di piante marine di una piccolissima porzione di costa.

Il dottor Arbuatti ne è rimasto folgorato. «C’è una ricchezza faunistica eccezionale», racconta, «dovuta molto probabilmente al fatto che la presenza antropica è limitata e ad un ambiente ancora incontaminato. Dagli invertebrati fino ai pesci si può affermare senza ombra di dubbio che il ciclo è completo». Ciò che ha più sorpreso il professore è stato l’elevato numero di specie diverse: «La biodiversità è vita», spiega. «La presenza di tante specie significa che c’è una grande differenziazione di habitat, in pochissimo spazio peraltro. Le barriere flangiflutti, sia artificiali che naturali, fungono da catalizzatori di fauna. A sud di San Vito è inoltre presente una piccola distesa di una pianta marina simile alle posidonie chiamata fanerogama che è un eccezionale bioindicatore e una pianta protetta anche a livello europeo».

Già in passato, grazie alla scoperta dei sommozzatori del Club Orsa Minore sub Lanciano di una Pinna nobilis, il tipo di mollusco più grande del Mediterraneo e anch’essa indicatore di purezza delle acque, si era capito che il mare della Costa dei trabocchi meriterebbe uno spazio tutto suo tra i siti di interesse italiani e che, soprattutto, andrebbe protetto e salvaguardato. «Da quello che ho potuto constatare», prosegue il professor Arbuatti, «per gran parte di queste specie ci sono molti soggetti giovani. Ciò significa che le scogliere fungono da nursery». Tutto induce a pensare ad uno sviluppo anche economico della costa frentana. Questo perché i pesci “grandi” possono alimentare la piccola pesca, mentre le svariate specie ittiche e di piante contribuiscono ad alimentare il fascino dei fondali della Costa dei trabocchi, più ricchi perfino di quelli di Otranto. «Si potrebbe pensare a programmi educativi, progetti per un turismo ecosostenibile», continua il professore che tiene a precisare la natura assolutamente autonoma della ricerca, senza spinte o finanziamenti esterni, «e diventa di fondamentale importanza la corretta gestione ed eventuale sanificazione dei corsi d’acqua, la corretta gestione dei depuratori e il rispetto delle regole della pesca, anche sportiva e del diporto».

Daria De Laurentiis

©RIPRODUZIONE RISERVATA