"Il prete mi ha tirato un pugno", denuncia dopo la lite in chiesa a San Vito

3 Dicembre 2014

Papà picchiato per l'iscrizione dei bimbi a catechismo: 10 giorni di prognosi. Il sacerdote: "Mi ha denunciato? Non so nulla"

SAN VITO. Avrebbe sferrato un pugno in faccia a un genitore che era andato in chiesa ad iscrivere il figlio al catechismo. Il parroco di San Vito, don Fabio Iarlori, è stato così denunciato per lesioni dal papà del bambino. L’episodio risale alla sera di venerdì scorso, quando un gruppo di genitori è stato convocato nella chiesa della Immacolata Concezione per formalizzare l’iscrizione dei bambini al catechismo. Una nota dolente per mamme e papà che lavorano, poiché il parroco non permetterebbe ai bambini di frequentare le lezioni del sabato pomeriggio se i genitori non partecipano prima a questo tipo di riunioni. E, a due mesi dall’inizio del catechismo, l’incontro di venerdì era l’ennesima occasione concessa da don Fabio per “regolarizzare” le iscrizioni al catechismo. Alla riunione era presente, però, il viceparroco, fino a quando una mamma non ha deciso di andare a chiamare il sacerdote titolare.

I toni si sarebbero subito alzati e don Fabio, sentitosi attaccato dai genitori, avrebbe afferrato i fogli delle iscrizioni, li avrebbe strappati e tirati addosso ai presenti. Un comportamento che ha subito urtato A.D.U., barista, e papà di un bimbo di 12 anni. L’uomo ha prima urlato e bestemmiato, uscendo dalla chiesa. Poi è rientrato e ha deciso di affrontare il sacerdote faccia a faccia «per spiegargli che noi lavoriamo e non possiamo perdere tempo per una banale iscrizione», racconta il barista, che non nega di aver pronunciato parolacce e offese. A quel punto, però, il prete lo avrebbe colpito sulla guancia destra con la mano sinistra a pugno chiuso.

«Sono rimasto basito, mentre lui continuava a dare disposizione ai presenti su come addobbare la chiesa», continua l’uomo, che ha sporto querela ieri nella caserma dei carabinieri di San Vito - tra i genitori presenti venerdì in parrocchia c’era anche un maresciallo - «non so cosa mi abbia trattenuto dal reagire subito. Io non mi sono comportato correttamente, ma mai mi sarei sognato di ricevere un pugno da un sacerdote. Così facendo non si è comportato da uomo di chiesa», continua il barista, medicato al pronto soccorso dove gli sono stati dati 10 giorni di prognosi, «sono arrabbiato, perché non ho ricevuto neanche le scuse. Mi chiedo in mano a chi mettiamo i nostri figli. Il mio non lo manderò più in chiesa».

«Non so nulla della querela e non ho fatto quello che vi si dice», risponde don Fabio contattato al telefono dal Centro, «se mi chiameranno i carabinieri dirò». Riguardo alla sua presunta rigidità nell’iscrivere i bambini al catechismo, il sacerdote replica: «Sono norme della Chiesa, serve un testo scritto dei genitori. Ci sono state molte possibilità, almeno una quindicina di incontri, in diversi orari e giorni».

Stefania Sorge

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