Il rione della casa del sesso: «Verifiche su chi abita qui»

Sequestrata la palazzina di due piani che accoglieva i clienti delle donne straniere Un medico: ci sono affitti in nero. Un residente: tante altre situazioni simili
LANCIANO. Una piccola casa a due piani, pulita e ordinata dall’esterno, infissi sbarrati e un portoncino in legno chiaro. È qui, nel cuore del centro storico, che, secondo le indagini di Procura e carabinieri, avvenivano gli incontri a luci rosse tra ragazze sudamericane e un folto giro di clienti, provenienti anche da fuori Lanciano. Con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione sono finiti in carcere in tre, tra cui una delle prostitute che gestiva il giro insieme ai due complici, mentre una quarta persona è indagata a piede libero.
È un sabato come tanti nel quartiere Civitanova. C’è chi porta a spasso il cane e chi torna con la busta della spesa, apparentemente noncuranti di quanto è successo a pochi passi dal proprio alloggio. Poi due vicini di casa si incrociano e commentano ridendo: «Oh, qui c’era la casa a luci rosse». La casa di appuntamenti si affaccia proprio su largo Dell’Appello, dove ha sede la Curia arcivescovile, mentre di fronte c’è la piazza D’Armi delle Torri Montanare. Tra una schiera di casette dai colori tenui c’è l’appartamento a luci rosse, regolarmente preso in affitto da Yoselin Mota Alcantara, dominicana di 30 anni, una dei tre arrestati. Il suo nome è scritto a penna sulla cassetta della posta. L’appartamento di largo Dell’Appello era diventato un indirizzo ben conosciuto in un certo giro, quello dei siti internet specializzati negli incontri per single. Insieme alla Mota sono finiti in manette Randi Miguel Vargas Espinosa, 21 anni, anch’egli di Santo Domingo, e Marinela Sciuli, cittadina albanese di 24 anni, mentre un altro dominicano di 26 anni è stato denunciato a piede libero. Secondo le accuse, i tre inserivano on line le foto delle ragazze, per lo più dominicane, e i numeri di telefono da contattare per prendere appuntamento. Quindi smistavano le telefonate alle ragazze, che dopo la prestazione dovevano consegnare ai tre parte dei compensi.
Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dai carabinieri diretti dal capitano Massimo Capobianco, sono partite lo scorso autunno dopo un esposto presentato da alcuni residenti. Nell’abitazione accanto una donna intenta alle pulizie di casa si affaccia dal balcone. «C’era questo andirivieni di gente, ma vai a sapere cosa avveniva all’interno», dice, «avevamo pensato anche di installare delle telecamere per tenere sotto controllo chi andava e veniva». «Si vedevano queste ragazze, belle ma non volgari o vistose. Niente che facesse pensare a quel tipo di attività», racconta un medico che abita nel quartiere, «ma qui ci sono tanti stranieri: arrivano, stanno qualche mese e dopo non li vedi più. Siamo abituati a vedere facce nuove. Personalmente non sono preoccupato, meglio quel lavoro che delinquere pesantemente. Il problema nel quartiere è quello degli affitti. Adesso con la raccolta differenziata c’è il sistema dei bidoncini, eppure ci sono case sprovviste. Perché? Forse sono affitti in nero, ma così non si sa a quali figure si danno in locazione. Servirebbe un’anagrafe o maggiori controlli».
Proprio per questo l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo dell’appartamento adibito a casa d’incontri a luci rosse: anche se regolarmente affittato, al momento non tornerà a disposizione del locatore. «È solo la punta dell’iceberg», sostiene un altro residente di Civitanova, «ce ne sono altre di situazioni simili. Quello che preoccupa non è tanto la prostituzione, ma quello che ci gira attorno, spaccio e altro. Vediamo che la malavita straniera ha stretto rapporti con quella locale».
A pochi passi dalla casa a luci rosse c’è il palazzo della Curia. «Eravamo a conoscenza di questa problematica e l’abbiamo segnalata con altri cittadini», dice l’arcivescovo Emidio Cipollone, «il quartiere ha le sue problematiche, di cui le forze dell’ordine sono a conoscenza. Come Curia cerchiamo di valorizzarlo attraverso l’attività delle parrocchie e di collaborare con le altre istituzioni. Segnalare quello che non va è un dovere di tutti. Si può fare anche in modo riservato, anonimo, ma se qualcuno avesse problemi ad esporsi in prima persona sono disponibile a farmi portavoce».
Stefania Sorge
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