Il truffatore seriale delle anziane incastrato dai tatuaggi sul braccio

Rischia il processo un napoletano di 63 anni che ha colpito più volte in città e in tutto l’Abruzzo «Suo figlio ha provocato un incidente, se non paga lo arrestiamo»: così terrorizzava le vittime
CHIETI. L’hanno incastrato i tatuaggi sul braccio destro, ovvero tre lettere («m», «s», «r») e il disegno di un’àncora. Il sostituto procuratore di Chieti Marika Ponziani ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di processo, nei confronti di Raffaele Persico, napoletano di 63 anni e truffatore seriale di anziane che si spacciava per maresciallo dei carabinieri insieme a un complice. Con lui rischia di finire alla sbarra, infatti, anche Salvatore Messina, 45 anni, già arrestato tre mesi fa.
LE ACCUSE
Le indagini dei carabinieri della stazione di Chieti Principale e della sezione operativa della compagnia teatina hanno consentito di raccogliere una serie di indizi che portano a ritenere Persico l’altro autore del raggiro avvenuto lo scorso maggio ai danni di una 79enne, che vive in zona Filippone, depredata dei risparmi dopo aver ricevuto al telefono una chiamata di questo tenore: «Abbiamo trattenuto suo figlio in caserma perché ha provocato un incidente: per liberarlo bisogna pagare». Da qui le accuse di sostituzione di persona e truffa con la doppia aggravante. La prima è «aver ingenerato nella persona offesa l’infondato timore che, ove non avesse provveduto alla consegna del denaro, il figlio sarebbe stato arrestato»; la seconda, invece, è «aver approfittato dell’età avanzata della vittima, tale da minorarne la possibilità di difesa». Persico è finito nei guai per una sfilza di episodi analoghi che si sono verificati, considerando solo il 2022, a Foligno, Ortona, Popoli e Tivoli. «È evidente», si legge sulle carte dell’inchiesta, «che si tratta di soggetto che ha elaborato una consolidata professionalità criminale e opera continuativamente in danno di persone deboli, con attività truffaldine che costituiscono la sua ordinaria e forse principale fonte di reddito, probabilmente supportato da un’organizzazione di livello superiore che fornisce mezzi economici e direzione delle azioni illecite». Gli indagati sono difesi dagli avvocati Monica D’Amico e Ciro Balbo.
LA RICOSTRUZIONE
Quando, lo scorso 26 maggio, la pensionata teatina riceve sul cellulare la telefonata del sedicente maresciallo che le comunica che suo figlio è bloccato in caserma, la paura le annebbia il pensiero. L’interlocutore dice che occorrono 3mila euro. Lei in casa ne ha solo 300, ma – su indicazione del truffatore – va all’ufficio postale più vicino e preleva 1.000 euro, il massimo consentito. «È inutile provare a chiamare suo figlio sul cellulare: glielo abbiamo sequestrato». L’anziana torna a casa e, poco dopo, consegna i 1.300 euro a un uomo che citofona al suo appartamento e non si ferma neppure davanti a due parenti della vittima che si insospettiscono e vorrebbero mandarlo via. Quando parte la telefonata al 112, i due malviventi sono già lontani. Le indagini, attraverso le telecamere installate all’esterno dell’abitazione della vittima, consentono di arrivare al numero di targa del mezzo dei banditi, che si muovono a bordo di una Fiat Croma presa a noleggio. A distanza di poche ore, l’auto dei malviventi viene fermata in provincia di Caserta per un controllo. Al volante c’è Persico, che indossa una t-shirt bianca e presenta tatuaggi sul braccio destro. Il passeggero è Messina, che zoppica vistosamente, esattamente come l’uomo che ha ritirato i soldi a casa della pensionata teatina. L’acquisizione delle immagini della videosorveglianza di una casa vicina a quella della raggirata svela altri dettagli: il conducente della Croma ha una t-shir bianca e «un tatuaggio caratteristico nella parte interna dell’avambraccio». Sono gli ultimi indizi che incastrano il truffatore diventato l’incubo delle anziane.

