Imprese in crisi, fatturati a picco Ora sono a rischio 12mila posti

Le previsioni della Camera di Commercio disegnano un anno nero, Strever: è il peggiore dal Dopoguerra Crolla l’edilizia e aumentano le ditte a un passo dal fallimento. Tiene l’agroalimentare con 12mila aziende
CHIETI. La crisi finanziaria generata dal coronavirus nel 2021 fa saltare 12 mila posti di lavoro nella provincia di Chieti. L’oscura previsione arriva dallo studio dell’impatto sull’economia di Chieti e Pescara commissionato al Cerved dalla Camera di Commercio delle due province. L’analisi è stata presentata ieri mattina nella sede pescarese dell’ente camerale dal presidente Gennaro Strever, dal segretario generale Michele De Vita, dal responsabile dell’ufficio studi dell’agenzia che ha elaborato i dati, Guido Romano, e da Terenzio Rucci, in rappresentanza della Regione.
Lo studio ha preso in esame i fatturati e il settore dell’occupazione formulando una serie di proiezioni di rischio, legate anche all’andamento del piano vaccini. «La crisi dovuta alla pandemia», ha commentato il numero uno della Camera di Commercio, Strever, «è la peggiore dal Dopoguerra. Dobbiamo concentrare l’attenzione sul forte grado di differenziazione con la quale la crisi ha colpito aziende, settori, territori e persone. Dobbiamo fare tutto il possibile per trasformare questo scenario in una opportunità. Cercheremo di digitalizzare e snellire la macchina amministrativa; arricchiremo le imprese di competenze e presenteremo un piano di interventi promozionali».
Una delle previsioni elaborate nello studio riguarda l’occupazione. Il rischio di fallimento delle aziende e la diminuzione dei fatturati comportano una riduzione degli organici. Secondo la proiezione, nella sola provincia di Chieti, sono 12 mila i posti di lavoro potenzialmente persi nel 2020-2021 nel settore privato a causa del Covid, pari al 12,1%. Una percentuale in lieve aumento rispetto a quella calcolata su tutta Italia dove si stima una caduta del numero dei lavoratori pari a 1.9 milioni (-11,7%). Il crollo nell’occupazione è legato all’impatto che la pandemia sta generando sul rischio di fallimento entro 12 mesi delle imprese, vale a dire sui numeri delle aziende considerate inaffidabili o poco affidabili. Su un panorama di 44mila imprese sul territorio di Chieti, le aziende in probabile fallimento passano dalle 3.761 prima del Covid (il 9%) a 9.052 (21%).
«Le situazioni vanno affrontate in base alle specificità delle aziende per limitare i danni», ha affermato Rucci. «La Regione in un primo momento si è adoperata con i ristori a fondo perduto per fronteggiare la crisi. Dopo un anno che conosciamo meglio questa emergenza e l’andamento delle gestioni con le fasce di rischio, siamo entrati in un circolo vizioso che non consente alle Pmi di lavorare. Oggi è il momento di immaginare un sistema economico che ci metta in condizione di lavorare anche con la pandemia».
L’analisi entra nello specifico di tre settori caratteristici del territorio. L’agroalimentare con 12.425 imprese tiene, con la percentuale di inaffidabilità che passa dal 2.2 per cento al 2,3. Cambia il discorso per il turismo, che su 2.960 imprese, passa dal quadro pre Covid del 15,2% al 38,4 e quello del comparto edile con 4.320 imprese e la percentuale di inaffidabilità che sale dal 10,9 al 25,2. Nello studio sono evidenziati quei settori che, per le loro caratteristiche proprie, hanno maggiormente risentito dell’effetto della pandemia. Nella provincia di Chieti indossano la maglia nera il settore dell’automotive con un crollo dei fatturati stimato al -25,7 per cento nella produzione di automobili e di -24,8 per le componenti. Male anche l’edilizia con un -16 per cento. Altro parametro analizzato è il giro di affari delle imprese che passa per Chieti, dai 16,4 miliardi del 2019 ai 13,9 del 2020 ai 14,5 miliardi del 2021, con un andamento in percentuale di -11,4 nel 2021-2019. Dato peggiore se paragonato all’andamento del totale delle città medie che attesta una caduta dei fatturati del -8,6%.
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