Indagati 9 dirigenti della cantina: un milione d’uva pagata in anticipo

Il vecchio cda della Colle Moro avrebbe versato ad alcuni soci somme da restituire con gli interessi Gli accertamenti sono partiti nel 2022 dalla denuncia di chi chiedeva di interrompere questa pratica
FRISA. Acconti per futuri conferimenti di uve erogati come finanziamenti solo ad alcuni soci, che li avrebbero poi restituiti a rate e con gli interessi. Era una vera e propria attività finanziaria quella praticata, indebitamente, da alcuni amministratori della cantina sociale Colle Moro di Frisa, destinatari essi stessi dei finanziamenti. In nove, tra componenti del vecchio cda e di quello attualmente in carica (dal febbraio 2021), sono finiti nell’indagine coordinata dalla procura (pm Francesco Carusi) e condotta dalla guardia di finanza di Lanciano. Per amministratori ed ex è scattata la denuncia delle fiamme gialle: l’ipotesi di reato è di abusiva attività finanziaria, a qualcuno viene contestata anche l’appropriazione indebita.
L’indagine è scaturita dalla denuncia-querela presentata nel 2022 da alcuni soci della cooperativa che si sono rivolti alla magistratura dopo aver sollecitato, invano, i nuovi amministratori affinché denunciassero l’illecita pratica. In base a quanto accertato i finanziamenti, fatti passare come acconti per la campagna vendemmiale, sarebbero stati indebitamente erogati in favore soltanto di alcuni soci, tra cui anche membri dello stesso cda (in carica dal 2018 al 2020). Le anticipazioni erano basate sulla stima di conferimenti futuri di materia prima alla cooperativa, difficili però da quantificare vista l’imprevedibilità degli eventi meteorologici. In alcuni casi erano di molto superiori, addirittura fino a quattro volte, alle cifre solitamente dovute per il conferimento delle uve. Tanto da far ipotizzare un danno economico e finanziario alla cooperativa che conta circa 400 soci. L’importo degli acconti anticipati ammonta ad oltre un milione di euro.
Anziché procedere al recupero immediato delle somme erogate, così come richiesto da alcuni consiglieri una volta scoperta la pratica, la maggioranza dell’attuale cda avrebbe optato per far sottoscrivere ai soci “finanziati” una scrittura privata di riconoscimento del debito, concedendo, a seconda dei casi, un rientro rateale anche fino a sei anni, ma senza alcuna garanzia in favore della cooperativa. E applicando addirittura un tasso di interesse, in violazione dell’articolo 132 del Testo unico bancario che prevede, per questo tipo di operazioni, l’intervento di un istituto di credito autorizzato. Da qui la denuncia e l’avvio delle indagini, giunte ormai a conclusione. Lo scorso novembre, nel pieno della bufera, è stato richiamato alla guida della cantina sociale Franco Ferrante. «So che della vicenda si sta occupando la magistratura, attendiamo di sapere cosa deciderà», dichiara Ferrante, «mi sento però di rassicurare i soci: la cantina Colle Moro ha voltato pagina, è in ottimo stato di salute dal punto di vista finanziario ed economico e guarda al futuro con nuovi progetti».
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