Insulti sul web al senatore Renzi: assolto un pensionato di Chieti

9 Novembre 2022

CHIETI. Era accusato di avere minacciato con due post su Facebook Matteo Renzi, ex Premier, senatore e leader di Italia Viva, ma ieri è stato assolto dal gup del Tribunale di Chieti, Luca De Ninis,...

CHIETI. Era accusato di avere minacciato con due post su Facebook Matteo Renzi, ex Premier, senatore e leader di Italia Viva, ma ieri è stato assolto dal gup del Tribunale di Chieti, Luca De Ninis, perché il fatto non costituisce reato: protagonista della vicenda Enrico Dell'Osa, di 64 anni, pensionato di Chieti ed ex delegato sindacale.
Dell'Osa, difesi dagli avvocati Enrico Raimondi e Lisa Vadini, è stato processato con il rito abbreviato; le motivazioni saranno depositate entro 30 giorni. Secondo l'accusa Dell'Osa è l'autore di due post apparsi sulla sua pagina Facebook rispettivamente il primo e il 2 febbraio del 2021. «Se fanno vincere il capriccio al massone Renzi, rifondo una colonna e li vado a prendere uno per uno» e «stiamo arrivando, colpirne uno per educarne cento» ha scritto nei due post. Il primo era accompagnato da una gigantografia del simbolo delle Brigate Rosse ovvero la stella a cinque punte in un cerchio, la seconda da una gigantografia dello stesso Matteo Renzi. A scoprire le due frasi sui social è stata la Digos della Questura di Chieti. Renzi non si è costituito parte civile.
Subito dopo i fatti, che risalgono al febbraio 2021, a marzo dello stesso anno Renzi ricevette una busta con all’interno due bossoli d’arma da fuoco mentre si trovava nel suo ufficio di Palazzo Madama, a Roma.
Nei giorni successivi, anche nei confronti del 64enne di Chieti. – considerando i messaggi pubblicati appena tre settimane prima su internet – è stata ordinata la perquisizione, con il contestuale sequestro da parte degli investigatori della Digos del computer e del cellulare dell’indagato.
Dai successivi accertamenti, compresi quelli informatici, era emerso che il 64enne era completamente estraneo alla vicenda dei bossoli. Ma l’inchiesta è proseguita per la storia dei post su Facebook. Nell’avviso di conclusione delle indagini era stato sottolineato come nel mirino sia finito un senatore, «quindi componente di Corpo Politico», e come il fine di quelle minacce fosse quello «di turbare l’attività politica delle istituzioni della Repubblica d’Italia».
A distanza di tempo, però, il fatto non costituisce reato e Dell’Osa è stato assolto da tutte le accuse.
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