L’appello di 300 medici teatini: «Servono aiuti contro i rincari»

17 Dicembre 2022

Le speranze dei professionisti di essere ascoltati dopo la protesta per l’aumento dei costi energetici Petrucci (Fimmg Chieti): «La carenza di personale è un altro grave problema del nostro territorio»

CHIETI . Le luci dei loro ambulatori giovedì pomeriggio sono rimaste spente per partecipare alla forma di protesta contro il caro energia. Anche i medici di medicina generale della provincia di Chieti, come quelli di tutta Italia, hanno aderito alla manifestazione che ha visto illuminare i rispettivi studi solo con le candele. La Federazione italiana dei medici di medicina generale ha voluto dare un segnale a tutte le forze politiche, locali e nazionali, che stanno discutendo della legge di bilancio. Sono stati oltre trecento i professionisti del Chietino interessati dall’iniziativa che, dopo questa forma di rimostranza, sperano in una svolta.
La protesta è stata voluta per evidenziare come la medicina di famiglia non sia stata presa in considerazione dai provvedimenti del governo a sostegno delle imprese e degli studi professionali per sopperire ai costi del caro energia e dell’inflazione. «Il medico di famiglia è a tutti gli effetti un libero professionista convenzionato, assimilabile ad una piccola impresa e come tale tutti gli oneri di gestione del proprio studio professionale sono a suo carico, compresa la presenza del personale amministrativo ed infermieristico», ha sottolineato Mauro Petrucci, segretario provinciale della Fimmg Chieti. «Questa forma di protesta è stata molto responsabile, in linea con quelli che sono i nostri principi. Abbiamo continuato a visitare, in un periodo in cui il carico è importante tra contagi da Covid e un’influenza che si sta facendo particolarmente sentire». I pazienti dei medici teatini, così, giovedì pomeriggio sono stati accolti negli studi a lume di candela. «Ovviamente hanno chiesto i motivi dello spegnimento delle luci», ha proseguito Petrucci. «Abbiamo spiegato le nostre ragioni, sicuramente ai loro occhi è stato qualcosa di curioso. L’importante», ha ribadito il segretario provinciale della Federazione dei medici di medicina generale, «era quella di garantire l’assistenza. È stato un motivo di sensibilizzazione per far conoscere le nostre difficoltà quotidiane che tra l’altro sono legate alla soluzione dei loro problemi in maniera efficacie».
Ma quella del caro energia e dell’inflazione in generale non l’unica criticità che interessa i medici di famiglia della provincia. «Un altro problema è la carenza di personale e di forme di medicina aggregata». La medicina di gruppo, laddove trovasse uno sbocco, «faciliterebbe di molto il nostro lavoro migliorando anche la qualità dell’assistenza. È quello che stiamo chiedendo da tempo: fare dei micro team nelle zone interne, ad esempio, per favorire l’appetibilità di scelta e incentivare medici giovani ad andare anche nelle zone interne». Ad oggi ovviamente si tende a privilegiare le aree urbane, con il pericolo che quelle interne possano rimanere sprovviste di medici in luoghi sì a bassa densità abitativa ma con un’età media alta, pazienti che spesso presentano patologie croniche. «Quindi la presenza di medici è più che mai necessaria», conclude il segretario provinciale della Fimmg, «si potrebbe pensare a delle forme di incentivazione per favorire la scelta di queste zone della nostra provincia».
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