L’assassino minaccia il pm Il giudice lo caccia dall’aula

22 Ottobre 2022

Cristiano De Vincentiis rinchiuso in carcere dopo un interrogatorio burrascoso

CHIETI. Diciassette coltellate e neanche una lacrima. Durante l’interrogatorio in tribunale, Cristiano De Vincentiis non solo non ha mostrato un briciolo di pentimento per aver massacrato la madre Paola con fendenti al collo, alla nuca e alla schiena, ma si è spinto oltre, arrivando a minacciare il pubblico ministero Giancarlo Ciani. Il giudice Luca De Ninis ha cacciato l’assassino dall’aula, dopo averlo richiamato più volte perché continuava a interrompere il magistrato sovrapponendosi alle domande che gli venivano poste. Accusato di omicidio volontario aggravato per il delitto di mercoledì mattina avvenuto in una casa di Bucchianico, si ipotizza dopo una lite per ragioni di soldi, l’arrestato è stato ammanettato dai carabinieri e rinchiuso nel carcere di Madonna del Freddo, come disposto dalla procura in attesa che il giudice, oggi, sciolga la riserva sulla misura cautelare. Lunedì mattina, invece, sarà affidata l’autopsia al medico legale Cristian D’Ovidio.
L’INTERROGATORIO
Tuta blu, maglietta grigia, una fasciatura sulla mano e ciabatte. Così Cristiano, 50 anni, alle dieci e mezza del mattino esce dall’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, dove era stato ricoverato subito dopo l’orrore di Bucchianico con alcune ferite non gravi, a suo dire una conseguenza dell’aggressione da parte della madre 69enne alla quale lui ha reagito «solo per difesa». L’interrogatorio, a palazzo di giustizia, comincia dopo mezzogiorno. La procura gli contesta anche la «recidiva specifica reiterata» perché è stato condannato due volte per lesioni personali.
«LA CASA VENDUTA»
L’indagato racconta che, in passato, viveva a Rimini con la madre Paola De Vincentiis e la zia Angela, ma che si sono poi trasferiti a Chieti perché lì il costo della vita è troppo elevato. Utilizzando parte dei 100mila euro dei soldi ottenuti vendendo una casa in Romagna, hanno acquistato un appartamento in via della Acacie, in zona Madonna degli Angeli. «Prima dell’estate 2022», racconta l’arrestato, «mia madre ha affittato a una nigeriana questa abitazione e siamo tornati a Rimini, perché me lo aveva chiesto uno dei miei due figli nati da una relazione che ho interrotto vent’anni fa. Ma non potevamo permetterci di stare in un residence: dopo poco tempo, siamo tornati in Abruzzo. Essendo occupata l’abitazione di Chieti, siamo andati a vivere in affitto a Bucchianico. Con i soldi della vendita dell’appartamento di Rimini, ho comprato anche una moto Honda Cbr 1000 e una Citroen C1 di seconda mano per mia madre».
LE ENTRATE ECONOMICHE
Lui attualmente incassa una pensione di invalidità di 300 euro al mese, dopo un incidente avuto in motocicletta all’incirca 15 anni fa. «Da allora non ho più lavorato, prima ero impiegato in un’azienda che raccoglieva l’immondizia e avevo fatto l’operaio». L’entrata più consistente della famiglia era rappresentata dai 1.200 euro di pensione della zia, oltre ai 500 euro percepiti dalla madre. «Seguo la terapia del Serd (il servizio della Asl che cura le tossicodipendenze, ndr) e prendo il metadone ogni giorno», aggiunge De Vincentiis. «In passato ho fatto uso di eroina, ma attualmente non assumo sostanze stupefacenti».
IL DELITTO
L’arrestato fornisce una versione ritenuta dall’accusa non credibile e contraddittoria su ciò che è successo il giorno del delitto nell’abitazione di due piani in via Cappellina San Camillo, dove i carabinieri hanno sequestrato il coltello con la lama di 20 centimetri. «Io stavo dormendo profondamente», dice l’assassino. «A un certo punto ho sentito un dolore fortissimo al petto, mia madre mi aveva tirato una coltellata. Io sono rimasto sotto choc. Ho sofferto come un animale. Lei era un mostro, una pazza furiosa. Mi diceva: “Ti uccido sennò mi uccidi tu”. Ho sentito anche un colpo alla testa, con un oggetto contundente di ferro, che poi però non ho più visto. Mi ha levato il coltello dal petto e mi ha tirato un altro colpo sulla coscia, vicino al sedere. La lama era conficcata e ho faticato a toglierla. A quel punto l’ho colpita io, ma per difesa». Poi, l’indagato stoppa a più riprese il giudice e si sovrappone alle domande, finché la situazione diventa ingestibile e il magistrato è costretto a interrompere l’interrogatorio. Ma non è finita qui: quando prende la parola il pm, che chiede la misura cautelare del carcere, De Vincentiis lo minaccia.
ORA È IN CARCERE
L’arrestato viene portato dai carabinieri fuori dall’aula, al terzo piano del tribunale. L’udienza si chiude con le richieste del difensore, l’avvocato Cristiano Zulli, che sollecita una misura alternativa alla detenzione, in una comunità protetta in cui il 50enne possa essere anche seguito. Lo stesso legale annuncia che chiederà una perizia per accertare eventuali problemi a livello psichiatrico e psicologico. Sono le tre di pomeriggio quando De Vincentiis varca l’ingresso del carcere. Senza neanche una lacrima.