«L’impianto di Gpl è pericoloso compromette il futuro del porto»

27 Maggio 2016

Ortona, fronte del no: l’ambientalista Basti si unisce al coro dei contrari al progetto della Seastock «Crea pochi posti di lavoro, limita l’espansione dello scalo marittimo e danneggerà il turismo»

ORTONA. «È un impianto destinato a condizionare pesantemente il futuro del porto». Ad esprimersi in questi termini sull'eventuale realizzazione del deposito di gpl ad Ortona è Gaetano Basti, direttore editoriale della rivista "D'Abruzzo", molto vicino alle tematiche ambientali. Proprio lui una settimana fa è stato tra i relatori di un incontro pubblico che si è tenuto alla Sala Eden, nel corso del quale si è cercato di mettere a fuoco ogni dettaglio del progetto avanzato dalla Seastock srl. Il direttore editoriale ortonese si mostra scettico su questo colosso che dovrebbe sorgere nell'area portuale, e va pertanto ad unirsi al coro dei no allo stabilimento.

Da cosa derivano le sue perplessità sull'impianto?

«Le faccio subito un paragone: a Falconara c'è un deposito simile, ma il terminal per le navi gasiere si trova a 3-4 miglia dalla costa e non all'imboccatura del porto, come previsto ad Ortona. Depositi di questo genere solitamente sono esterni agli scali marittimi. La concretizzazione del progetto condizionerebbe lo sviluppo del porto. Le petroliere ad esempio dovrebbero scaricare ad una certa distanza, ma il loro punto di attracco verrebbe a trovarsi a pochi metri dall'impianto».

Quindi crede che esistano dei reali pericoli?

«I rischi a cui Ortona è esposta con uno stabilimento così sono diversi. Potrebbero verificarsi esplosioni, ma ci sono problemi legati anche al flash fire. Si tratta di gas che andrebbero a formare come delle piccole nuvole autocomburenti attorno all'impianto, e che non si può dire siano salutari». Allora perchè la giunta comunale ha dato il suo benestare al deposito?

«Con la delibera risalente a due anni fa la giunta ha espresso un parere favorevole allo stabilimento della Seastock, ma c'è da dire che l'assessore all'ambiente di quel tempo, Roberto Serafini, non la firmò. Il progetto è stato valutato in maniera superficiale, e secondo me ad oggi qualcuno dei firmatari di quella delibera ha avuto dei ripensamenti».

Si è parlato di 120 posti di lavoro. Che idea si è fatto su questo aspetto?

«La ricaduta occupazionale penso vada ridimensionata rispetto a quelle che sono state le prime comunicazioni. Stiamo parlando di impianti altamente automatizzati, che necessitano di poco personale. Le 120 unità lavorative con ogni probabilità servirebbero solo per la costruzione del deposito costiero».

Anche il traffico nella zona del porto sarebbe destinato ad aumentare?

«Sì, è così. È previsto un flusso importante di autocisterne che andrebbe ad intaccare negativamente tutta l'area dei Saraceni. È opportuno ricordare che lì c'è il porto turistico dove si possono ammirare tante barche da diporto, ma anche una spiaggia come il Lido Saraceni, molto frequentata dagli ortonesi. La realizzazione dell'impianto comprometterebbe la presenza di bagnanti. Un ultimo aspetto da non sottovalutare è la qualità complessiva dell’aria, che andrebbe a peggiorare con l'aumento delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera».