La Asl chiede solo 350 euro all’assenteista

13 Aprile 2016

Parte il processo al portantino dell’ospedale accusato di truffa e falso, rischia un mini risarcimento

LANCIANO. Si è aperto ieri il processo a carico di Rocco Gianluca Dragani, 35 anni, di Lanciano, ex commesso dell’ospedale a giudizio immediato per truffa ai danni della Asl e falso. L’uomo, a febbraio agli arresti domiciliari e poi rimesso subito in libertà, avrebbe attestato di lavorare in ore in cui, invece, sarebbe andato a casa. Dodici le ore di assenza contestate dall’azienda, che invece sono state retribuite perché il 35enne non aveva timbrato l’uscita da lavoro. Secondo l’accusa Dragani, all’inizio del turno in ospedale, timbrava regolarmente il cartellino, poi però si assentava anche due o tre ore per sbrigare faccende personali senza timbrare l’uscita. Dopo un paio d’ore rientrava, timbrava l’uscita di un quarto d’ora, quella concessa per la pausa, e poi timbrava di nuovo la fine del turno. Senza, così, aver lavorato a tempo pieno. Si sarebbe quindi procurato un ingiusto profitto pari alla retribuzione delle ore falsamente certificate: 12 ore in tutto. La Asl, rappresentata dall’avvocato Marco De Angelis, ieri si è costituita parte civile nel processo e ha chiesto un risarcimento danni di 350 euro.

«La somma comprende le ore che il mio assistito avrebbe sottratto alla Asl e un danno di immagine», dice l’avvocato Alessandro Troilo, «circa 12 ore in sei mesi, dall’agosto 2015 al febbraio 2016. Ore in cui, come detto anche in sede di interrogatorio di garanzia, Dragani, che aveva problemi di salute, usciva dall’ospedale per andare a casa. Erano momenti difficili quelli in cui stava male, lo mandavano nel panico. Non riusciva a ragionare e voleva solo tornare a casa. Abbiamo prodotto tutta la documentazione medica sulle condizioni di salute e di lavoro». Il commesso si è anche autosospeso da lavoro, in attesa che sulla vicenda sia fatta chiarezza. «Non ha atteso che iniziasse il processo», aggiunge Troilo, «si è già dimesso, non lavora più al Renzetti». La sua ex azienda a febbraio si era riservata ogni decisione in merito alla posizione del 35enne. Nel processo, celebrato col rito immediato, si contesta anche il falso ideologico. Accusa che per l’avvocato Troilo non è giustificabile «perché un commesso ospedaliero, un addetto alle fotocopie, all’apertura di uffici e al servizio telefonico, qual era il mio assistito, non è né un pubblico ufficiale né è incaricato di pubblico servizio, quindi non può aver commesso alcun falso ideologico. E il marcatempo non è un atto pubblico». In aula il legale ha anche prodotto la documentazione relativa a sentenze della Cassazione in merito. Il processo è stato aggiornato dal giudice Andrea Belli al 3 novembre. (t.d.r.)

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