La Asl condannata in Cassazione nella vertenza con gli infermieri

Operatore sanitario demansionato e costretto a svolgere altri lavori per mancanza di personale Esulta il sindacato Nursind: «Creati danni alla dignità professionale e mortificazione d’immagine»
CHIETI. «Se l’infermiere viene prevalentemente adibito allo svolgimento di mansioni non rientranti nel proprio inquadramento professionale ma svolge compiti propri del personale con inquadramento inferiore, ovvero operatore socio sanitario (Oss), con conseguente mortificazione dell'immagine e della professionalità dell’infermiere, ha diritto ad essere risarcito e ad essere adibito alle proprie funzioni professionali». Questo assunto non lo sostengono solo i sindacati, come il Nursind e l’Usb, ma lo afferma la Corte di Cassazione con una sentenza pilota che ha messo un punto fermo a una controversia iniziata nel 2017 da un infermiere del policlinico di Chieti, rappresentato dall’avvocato Enrico Raimondi, che per 5 anni ha svolto anche mansioni da Oss e che ha visto riconosciuto il demansionamento.
Alla Cassazione ha fatto ricorso la Asl, impugnando la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila che l’aveva condannata ad adibire l’infermiere alle mansioni proprie dell’inquadramento posseduto, corrispondenti alla categoria D, e al risarcimento del danno da computarsi nella misura del 10% della retribuzione mensile via via maturata nel periodo, una volta accertata la dequalificazione subita dall’infermiere dal luglio 2012 al luglio 2017. «La Corte», spiegano Vincenzo Pace e Andrea Liberatore, rispettivamente segretario provinciale e regionale Nursind, «ha osservato che l’infermiere negli ultimi 5 anni aveva svolto, oltre alle funzioni professionali, anche ordinatamente e stabilmente tutte le mansioni proprie della figura dell’Oss, non essendo disponibile personale ausiliario in numero sufficiente a garantire le esigenze primarie dei pazienti. E quindi ha subito un demansionamento e anche un danno della dignità professionale: c'è stata la mortificazione dell'immagine e della professionalità dell’infermiere. La Cassazione ha respinto il ricorso Asl, inammissibile, confermando quello che rivendichiamo noi del Nursind: ossia che la figura dell'infermiere è ritenuta, come tutte le altre figure laureate, una professione intellettuale. Ragion per cui non può più essere tollerabile che, per un mero risparmio economico delle Asl non si assumano gli Oss, si costringono gli infermieri a sopperire in maniera cronica a tale situazione deficitaria. Ringraziamo l’avvocato Raimondi e il collega del sindacato Usb Mario Frittelli che si sono adoperati per il successo conseguito con una sentenza che è la prima del genere in Abruzzo». (t.d.r.)
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