La Corte dei conti: tasse mai incassate, il fondo cassa è vuoto

L’allarme: milioni di scoperto con la banca, troppi interessi E sulla Teateservizi: ignorata la riorganizzazione richiesta
CHIETI. «Fondo cassa pari a zero». Con queste parole la Corte dei conti denuncia ancora l’emergenza del Comune di Chieti. Un’emergenza che si trascina da almeno 8 anni e adesso, con il predissesto, si traduce con tasse al massimo e tagli ai servizi e, poi, un carico di interessi passivi «estremamente consistenti» che pesano su tutti i teatini, anche neonati e centenari. «I fattori di squilibrio», dice l’ultima relazione della magistratura contabile sul Comune, «sono riconducibili principalmente alla carenza della riscossione». Cartelle Tari, Imu, multe e mensa scolastica: a Chieti non si incassa.
Gli allarmi si ripetono almeno dal 2014. Dal 2010 al 2020, la città è stata governata dal centrodestra di Umberto Di Primio; dal 5 ottobre 2020 è in Comune l’amministrazione di Diego Ferrara (centrosinistra-liste civiche). Durante i due mandati di Di Primio, spiega la Corte dei conti, il quadro è peggiorato. E nel bilancio 2014, così è stato scoperto, c’è un “errore” da circa 30 milioni capace di mettere a repentaglio il futuro della città: una posta positiva, a seguito dei controlli, si è trasformata in un buco. Così dice la Corte dei conti: «L’ente presentava nel rendiconto 2014 una parte disponibile pari a 1.792.110 euro che, a seguito del riaccertamento straordinario dei residui, è diventata negativa per 28.917.195 euro». Il buco del Comune è stato scavato con le tasse mai riscosse. La responsabilità ricade sulla Teateservizi, partecipata al 100% comunale ancora oggi nella bufera con il licenziamento dell’amministratore unico Massimo Marchetti deciso da Ferrara. Marchetti era stato nominato da Di Primio nel 2019 dopo le dimissioni di Carlo Festa e Giovanni D’Amico. Ma le quote Teateservizi sono del Comune e su questo la Corte dei conti considera centrale un richiamo dei revisori comunali risalente al 2019: «È stato chiesto di riorganizzare la Teateservizi. Ad oggi, nonostante la sostituzione di due amministratori, nessun problema sembra risolto». La Corte dei conti parla di «scarsa propensione dell’ente (Comune, ndr) a incidere sulle riscossioni».
La magistratura contabile boccia la gestione finanziaria degli ultimi anni del Comune fondata sullo scoperto con la banca tesoriere: una manovra che ha provocato debiti su debiti. Così dice la relazione: «Per fare fronte alle richieste debitorie, soddisfatte tra l’altro in notevole ritardo rispetto a quanto stabilito dalla vigente normativa, l’ente è ricorso in modo costante e considerevole all’anticipazione di tesoreria nonché a quelle di liquidità messe a disposizione dallo Stato, generando ulteriori debiti e oneri». E il continuo ricorso allo scoperto in banca ha portato interessi passivi «estremamente consistenti» e condizionato l’attività: «Nel 2020 il sostanzioso aumento dell’importo concesso dal tesoriere si abbina con l’importante somma ricevuta a titolo di anticipazione di liquidità (14.500.854). Gli elevanti importi ricevuti a titolo di anticipazione di tesoreria, uniti alla mancata integrale restituzione degli stessi al 31 dicembre, hanno generato interessi passivi estremamente consistenti». Serve una svolta secondo la Corte dei conti che invoca «la valutazione di qualsivoglia azione, nessuna esclusa, finalizzata al ripristino di una normalità gestoria soprattutto per la Teateservizi». Ma di chi è la responsabilità dei conti in rosso? Un altro passo dei revisori citato dalla Corte dei conti è questo: «Il collegio ha invitato il Comune ad accertare eventuali danni patrimoniali derivanti dall’attività gestoria della Teateservizi. Vanno anche accertati eventuali danni erariali in termini di maggiori spese sostenute per interessi finanziari e/o moratori pagati, a seguito dei ritardi di riscossione».

