La famiglia accusata di spaccio non parla

28 Aprile 2021

San Salvo, convalidati gli arresti. Ma la difesa contesta le intercettazioni e fa ricorso al Riesame

VASTO. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Alessandra Grammatica, ha convalidato ieri mattina l’arresto dei quattro componenti di una famiglia di San Salvo accusata di avere collegamenti con la cosiddetta Banda dei sinti. Durante gli interrogatori, gli indagati, assistiti dagli avvocati Marisa Berarducci e Antonello Cerella, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Subito dopo la convalida, avvenuta via internet, tre degli accusati, A.D.R. di 38 anni, L.D.R. di 35 e R.D.R. di 32, sono tornati in carcere. A.D.R., l’unico uomo del gruppo, si trova a Rebibbia mentre le due donne a Pozzuoli. B.M., la moglie di A.D.R., ha ottenuto i domiciliari.
Dopo la convalida, il magistrato campano si è dichiarato incompetente rimettendo gli atti alla Procura di Vasto. I quattro sono accusati di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Le accuse si fondano su intercettazioni che risalgono al 2018. L’avvocato Berarducci nel ribadire che, a suo dire, dalle intercettazioni non si intravedono responsabilità così gravi da portare all’arresto dei suoi clienti, ha annunciato il ricorso al tribunale del Riesame.
Il blitz dei carabinieri è scattato all’alba di venerdì nel Casertano, nel Frusinate e contestualmente nel Vastese. I quattro sono coinvolti in un’operazione partita da San Capua Vetere ed estesa poi al Lazio, Molise e Abruzzo. La presunta organizzazione di spacciatori è di etnia sinti. Dalle indagini dei carabinieri di Sessa Aurunca, è emerso che gli indagati avevano creato numerose piazze di spaccio, una delle quali a San Salvo. Fatto che la difesa degli indagati abruzzesi contesta. Nel corso delle intercettazioni telefoniche, gli accusati parlavano in dialetto sinti, ma gli investigatori sono certi di aver tradotto correttamente le conversazioni. (p.c.)