La Fim invoca il piano di rilancio: investire in ricerca e innovazione

La cassa integrazione prolungata da Stellantis fa crescere la paura per la tenuta di tutto l’indotto L’abbassamento della produzione dei furgoni commerciali leggeri evoca il crollo avvenuto nel 2009
ATESSA. Dopo l’annuncio del prolungamento della cassa integrazione nello stabilimento Stellantis e di due giornate di fermo produttivo, lunedì e martedì, la Val di Sangro torna a tremare. L’abbassamento drastico della produzione dei furgoni commerciali leggeri fa tornare ai timori del 2009, quando il mercato mondiale dell’auto è crollato. Anche l’ex Sevel subì un durissimo contraccolpo, con l’indotto e l’intero tessuto commerciale della zona in crisi profonda e la perdita di migliaia di posti di lavoro.
«Le misure di cassa integrazione adottate», fanno sapere in una nota la segreteria e le rsa di stabilimento della Fim Cisl Abruzzo e Molise, «seppur necessarie per affrontare l’emergenza, non rappresentano una soluzione a lungo termine. Come ribadito al ministero il 4 aprile scorso, riteniamo essenziale l’implementazione di misure straordinarie di supporto per l’automotive, tra cui incentivi per la produzione e l’acquisto di veicoli, oltre ad aiuti finanziari per le aziende in difficoltà. È urgente sviluppare un piano di rilancio a lungo termine che includa investimenti nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie innovative, al fine di rendere il settore più competitivo e sostenibile».
«Questa flessione di mercato», rimarca il segretario generale Amedeo Nanni, «si attesterà a circa 750-800 veicoli al giorno e riguarderà non solo i cabinati ma anche i van (furgoni chiusi, ndc). Questa notizia aumenta la nostra preoccupazione e conferma una crisi senza precedenti che sta colpendo l’automotive e il nostro stabilimento. La difficile situazione attuale ha già portato centinaia di lavoratori alla cassa integrazione, e non si prevede un miglioramento nei prossimi mesi. Nell’ultimo periodo», sottolinea ancora il sindacato, «abbiamo assistito a un drastico calo delle vendite di veicoli, causato da diversi fattori economici e sociali, tra cui la crisi economica globale, la pandemia e le turbolenze legate alle guerre che hanno ridotto il potere d’acquisto e la propensione a investire in nuovi veicoli. Ancora, hanno inciso la carenza di semiconduttori e altri componenti cruciali con il rallentamento della produzione, causando ritardi nelle consegne e aumentando i costi di produzione e la transizione verso la mobilità elettrica, sebbene necessaria per un futuro sostenibile, ma che sta creando notevoli difficoltà per le imprese e i lavoratori. Come Fim», conclude Nanni, «continueremo a monitorare attentamente la situazione e a lavorare per proteggere i diritti e il benessere dei lavoratori del territorio. Riteniamo sia giunto il momento di unire le forze e trovare soluzioni concrete e sostenibili per tirare la nostra regione fuori da questa crisi».
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