La Fondazione d’Annunzio caccia il partner slovacco dalla da Vinci

Torrevecchia. La delibera che estromette la Sevs dal Cda dell’ateneo telematico è già al ministero Si basa su pronunciamenti della giustizia amministrativa e su una decisione dell’università
TORREVECCHIA TEATINA. La Fondazione d’Annunzio è pronta a mettere alla porta l’università slovacca Sesv, scelta come partner di maggioranza dell’università telematica Leonardo da Vinci. La delibera della fondazione è pronta ed è stata inviata al Miur, ma su di essa è calato il silenzio perché non è stata ancora sottoposta al vaglio degli organi della fondazione. Il suo presidente, Luigi Capasso, infatti, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito. Ma a tirarla in ballo è proprio il Ministero dell’università. Una lettera del Miur, infatti, getta benzina sul fuoco della guerra interna alla da Vinci, dove due fazioni si stanno fronteggiando da tempo con tanto di ricorso alle vie legali. La lettera ha per oggetto i temi dello statuto dell’ateneo telematico e il reclutamento dei ricercatori, ma tocca anche un tema importantissimo, quello della posizione della Sevs. Il Miur ricorda, infatti, che l’avviso pubblico del 6 settembre 2015 per l’individuazione di un partecipante istituzionale al Cda Unidav è stato oggetto di un ricorso al Tar giudicato fondato. Il Tar dunque, sottolinea il Miur, ha bocciato la strategia della precedente gestione universitaria. «Quanto sopra», si legge nella lettera, «trova ulteriore conferma negli atti adottati recentemente, in esecuzione della citata pronuncia giurisprudenziale, dalla stessa fondazione che ha provveduto all’annullamento confermativo dell’avviso pubblico del 6 novembre 2015, in tal modo conformandosi ai provvedimenti di autotutela in precedenza adottati in materia anche dall’università d’Annunzio». La contromossa della Sevs è arrivata lunedì scorso con una lettera del presidente del Cda Sevs, Lorenzina Zampedri, inviata alla fondazione d’Annunzio e al rettore Sergio Caputi. La Zampedri chiede di essere messa a conoscenza di qualsiasi atto a riguardo e ammonisce: «Questo vostro atto ha come conseguenza immediata la sospensione di qualsiasi funzione sia amministrativa che gestionale in capo a Sevs rendendo di fatto impossibile procedere anche solo con la gestione ordinaria». Da questo punto di vista anche il Cda indetto da Marvasi dal notaio potrebbe non avere valore. La questione, comunque, deve essere ancora sviscerata in tutti i suoi aspetti, perché potrebbe non trattarsi di un semplice «annullamento confermativo dell’avviso pubblico» come riferisce il Miur. Nel frattempo, continua la faida interna. Cinque consiglieri, tra cui la Zampedri (gli altri sono Antonio Castorina, Marco Andrea Doria, Abdallah Mkades e Giovanni Angelo Vicino) scrivono al presidente del Cda Tommaso Marvasi per sapere perché ha convocato il Cda nello studio di un notaio, senza aspettare il 12 settembre (quando si terrà l’udienza per sapere a chi spetta la gestione Unidav). Marvasi replica dicendo che c’erano decisioni da prendere e che lo statuto permette di tenerlo anche fuori dalla sede Unidav. (a.i.)

