La morte di Jois torna in tribunale: La famiglia: «Ecco le nuove prove»

Fissata a ottobre l’udienza per opporsi alla richiesta di archiviazione per il decesso del ventenne I parenti non credono al suicidio e hanno raccolto un dossier insieme all’associazione Penelope
VASTO . Se fosse stato ancora vivo, Jois Pedone avrebbe trascorso la notte ammirando il fenomeno della “luna blu”. E proprio alla luna Jois, due anni fa, prima della scomparsa dedicò il suo ultimo pensiero. Poi sparì. Il tragico ritrovamento avvenne la mattina del 22 agosto a Punta Penna. A distanza di due anni esatti la sua morte resta un mistero. La famiglia, che ha sempre rifiutato l’ipotesi del suicidio, tramite l’avvocato Federica Benguardato, penalista del foro di Teramo che fa parte del pool di legali dell’associazione Penelope, ha presentato ricorso contro la proposta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore della Repubblica di Vasto Vincenzo Chirico. E il prossimo 9 ottobre la morte di Jois sarà nuovamente al centro di una drammatica udienza. Il gip del tribunale di Vasto quel giorno dovrà decidere se i nuovi elementi di prova sono sufficienti per proseguire le indagini o se, al contrario, la morte di Jois Pedone va archiviata definitivamente.
Per quanti hanno avuto modo di conoscere il ventenne, quella morte resta un mistero inspiegabile e inaccettabile. Nessuno dei suoi amici è d’accordo con l’ipotesi di suicidio formulata dagli investigatori subito dopo il ritrovamento del corpo. Gli stessi compagni dell’università di Parma frequentata da Jois non credono al suicidio dell’amico e sperano che possa emergere qualche nuovo particolare che porti alla verità. «Mio nipote non aveva alcuna intenzione di uccidersi», insiste la nonna del ragazzo, Pia Regina. Per questo la famiglia si è affidata all’associazione Penelope e al suo pool di investigatori.
A ottobre verrà fornita al giudice ulteriore documentazione su Jois, supportando il rifiuto dell’ipotesi del suicidio con nuovi elementi. Non è escluso che la morte dello studente sia legata a qualche rito esoterico legato alla luna. Non è escluso neppure che il giovane sia morto su un altro lido lontano da Punta Penna e poi riportato a Vasto e legato a quello scoglio da cui è riaffiorato. Le nuove indagini si soffermeranno anche sulla stranezza del luogo scelto per suicidarsi: un tratto di mare profondo non più di due metri e mezzo. La richiesta di archiviazione è stata fatta ad aprile. La decisione è stata notificata alla famiglia del ragazzo insieme ai contenuti delle indagini, un faldone di 1.700 pagine che motivano la decisione del magistrato.
Per la famiglia è stato un trauma. Un dolore acuito dal mistero che circonda la morte dello studente. La procura di Vasto ha indagato per un anno e mezzo per istigazione al suicidio. Non ci sono mai stati indagati ma il magistrato ha ascoltato numerose testimonianze, dal tassista che portò Jois a Punta Penna ad altre persone che quella notte erano lì. Il ragazzo venne trovato in posizione verticale vicino a un trabocco con un borsone pieno di 40 chilogrammi di rena legato alla caviglia. Sul suo collo, stampata una zeta. Una sorta di marchio a fuoco che non compare sulle foto scattate subito dopo il ritrovamento ma che uno zio e chi era vicino al corpo al momento del ritrovamento ha visto. Fra due mesi la decisione finale.
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