Lite tra vecchia e nuova gestione Fondazione Romano in tribunale

16 Gennaio 2018

Il promotore del sodalizio chiede alla magistratura di indagare sul nuovo presidente e sul sito internet L’accusa: falsa scrittura privata e sostituzione di persona. Il giudice ordina un supplemento d’indagine

CHIETI. Arriva dal gip lo scontro tra vecchia e nuova gestione della fondazione Luca Romano. Il promotore della fondazione Antonio Romano torna alla carica contro l’attuale presidente Giorgio Pardi. Forte del supplemento d’indagine ordinato dal giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis sulla vicenda del sito internet della fondazione, Romano è tornato a chiedere «giustizia» su una vicenda dai contorni per nulla chiari. In tribunale ne è arrivata per ora solo una piccola parte, quella che riguarda il sito istituzionale. La prefettura teatina, invece, ne ha gestito un’altra parte. Perché un decreto prefettizio del 2016 ha ha dichiarato estinta la fondazione, «per l’impossibilità di raggiungimento dello scopo». Contro quel provvedimento, però, è stato fatto ricorso al Tar e si è ora in attesa della sentenza definitiva del Consiglio di Stato.
«Hanno fatto di tutto per escludermi dalla fondazione che ho creato dopo l’incidente stradale del 4 luglio 2007 in cui è morto mio figlio Luca», dice Romano. E tra le strategie per metterlo alla porta ci sarebbe, secondo Romano, anche quella della modifica della password di accesso al sito internet della fondazione che sarebbero state in possesso solo di Romano ma che, a un certo punto, non erano più in mano sua. Come altri se ne fossero appropriate, Romano non sa spiegarlo e ha chiesto alla procura di indagare. I reati ipotizzati nei confronti di Pardi sono la falsità in scrittura privata e la sostituzione di persona. In pratica Romano, assistito dall’avvocato Luciano Carinci, ha sostenuto che sui documenti per impossessarsi delle password del sito ci fosse solo una copia della sua firma, che quindi risulterebbe falsa.
Gli uffici della procura avevano però deciso di archiviare l’inchiesta ma il gip De Ninis ha deciso di vederci chiaro, chiedendo di esaminare gli originali dei documenti ufficiali inviati al gestore del sito internet.
Poi c’è la questione dell’appartamento di Chieti Scalo in cui Romano vive. È stato comprato, assicura lui, con i soldi avuti a seguito dell’incidente mortale del figlio. Ma l’atto di acquisto è stato stipulato a nome della fondazione che ora, con il nuovo presidente Pardi, si sente legittimata a richiederlo indietro. Romano ha messo anche questa questione in mano al giudice, portando dei testimoni che assicurano che, benché non ci siano documenti scritti che lo accertino, l’accordo era quello di dare l’appartamento a Romano che aveva messo a disposizione i soldi per comprarlo.
«L’appartamento in cui vivo è di mia proprietà», dice infatti Romano, «ciò nonostante gli amministratori della fondazione hanno ripetutamente provato a vendere l’appartamento oltre che a preannunciare lo sfratto». (a.i.)
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