Lo sfogo del pentito: tanti reati, ma le figlie non le ho mai toccate

12 Ottobre 2017

Collaboratore di giustizia rinchiuso nel carcere di Vasto contesta le ultime accuse: nessuna violenza sulle donne

VASTO. Un passato turbolento, la latitanza all’estero, il carcere e l’inserimento nel percorso di protezione dello Stato. Poi un anno fa l’arresto a Vasto con l’accusa di avere abusato delle figlie. Ad accusarlo sono le stesse ragazze. Un’accusa che Giuseppe (il nome è di fantasia) non accetta: «Ho commesso tanti errori ma sono un uomo di vecchio stampo e non avrei mai fatto male alle mie figlie», dice il collaboratore di giustizia. L’uomo, attraverso il suo legale, vuole raccontare la propria verità e prega i magistrati di ascoltarlo.
La storia è delicatissima e al centro delle indagini della magistratura vastese. Secondo l’accusa, dal 2013, l’uomo avrebbe cominciato ad avere un atteggiamento strano nei confronti delle figlie, (una è minore). La polizia che lo ha ammanettato dopo un mese di intercettazioni un anno fa, nel corso di una conferenza stampa, ha parlato di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia. Una storia terribile. «Un inferno anche per il mio cliente», afferma l’avvocato Vincenzo Gabriele D’Agostino, legale dell’uomo rinchiuso nel carcere di Torre Sinello a Vasto. «Il mio cliente ha sempre respinto le gravissime accuse non solo a parole ma producendo alla procura numerosi documenti e manoscritti redatti dalle figlie in tempi non sospetti che raccontano una verità diversa da quella emersa fatta di istigazioni alla calunnia e pressioni culminate nell’avversione verso il padre. Una delle figlie», prosegue l’avvocato, «già in passato aveva rivolto accuse gravissime al padre formalizzate in querele non solo nei confronti del io cliente ma anche di un altro familiare e di un amico. Le accuse si sono rivelate infondate e false. Va rimarcato che il pm nella richiesta di archiviazione parlò di mancanza di credibilità della parte offesa. Per questo chiediamo al tribunale di valutare attentamente il materiale probatorio raccolto dalla difesa e soprattutto analizzare attentamente la personalità delle presunte vittime e la possibilità che possano essere state manipolate vista la loro età. Non deve essere tralasciato inoltre il fatto che Giuseppe spesso è stato lontano dalla famiglia perché latitante all’estero, sotto protezione o detenuto per altre cause», conclude l’avvocato D'Agostino.
Il Tribunale per i minori dell’Aquila ha affidato nel frattempo il figlioletto di 7 anni a una Casa famiglia. Ma anche la figlioletta della 19enne che ha denunciato il padre e che ha solo 3 anni, è stata affidata a un istituto. La procura ha disposto perizie approfondite sulla vicenda. Un pool di periti, psicologi e terapeuti è al lavoro da tempo per stabilire l’attendibilità degli accusatori e scoprire la verità.
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