Ma cresce il fronte dei contrari all’ampliamento del De Titta

15 Ottobre 2014

LANCIANO. Si alza il fronte del no per impedire l’ampliamento dell’istituto De Titta, previsto da un accordo di programma tra comune e Provincia di Chieti. Proprio alla vigilia dell’approvazione...

LANCIANO. Si alza il fronte del no per impedire l’ampliamento dell’istituto De Titta, previsto da un accordo di programma tra comune e Provincia di Chieti. Proprio alla vigilia dell’approvazione del progetto che oggi pomeriggio va in consiglio comunale, e nel momento in cui il sindaco Mario Pupillo si trova nella doppia veste istituzionale di primo cittadino di Lanciano e presidente della Provincia, le associazioni Fai, Italia Nostra, Nuovo Senso Civico, Ilaria Rambaldi onlus e Polis frentana chiedono a gran voce di tornare sui propri passi e impedire quello che è stato definito un vero e proprio «scempio edilizio». Ma il tempo stringe. E i fondi erogati dal Ministero della Coesione territoriale, 1.630.000 euro provenienti dal fondo destinato ai comuni fuori-cratere che hanno subito danni dal terremoto del 2009, sono già stati vincolati a questo intervento.

«Non è vero che il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica, ndc) obbliga a fare quel tipo di intervento», spiega l’architetto Vincenzo Giancristofaro, «quei fondi possono essere utilizzati in altro modo, ad esempio mettendo a norma la sede del De Titta, che non risponde ai criteri di legge sulla vulnerabilità sismica». L’intervento, in pieno centro storico, è considerato da più parti non solo dannoso per il patrimonio architettonico e storico, ma anche inutile perché non risolve il problema della riqualificazione della sede attuale del De Titta, costruita negli anni ’60 e non a norma.

«La nuova costruzione condizionerà negativamente l’area su cui insiste il torrione Aragonese, di origine medievale», interviene Pierluigi Vinciguerra, architetto e presidente di Italia Nostra, «e insisterà sul vecchio fossato che circondava il vecchio monastero di Santa Chiara e lo stesso Torrione con grossi problemi dal punto di vista archeologico. La demolizione inoltre dell’ex scuola all’aperto, anche se positiva, richiede molta attenzione perché insiste sulle mura medievali della città». Ci sono anche dei costi aggiuntivi da considerare secondo Domenico Maria Del Bello, del Fai, il Fondo ambiente italiano: «La Soprintendenza archeologica ha rilasciato il nulla osta, ma lo ha sottoposto ad alcune prescrizioni tra cui la presenza di un funzionario e operatori a carico del committente per verificare la presenza di reperti storici». Per Del Bello sono tre gli elementi da preservare e che invece resterebbero pesantemente intaccati dall’opera: il Torrione, la parte storica del convento e il primo parco pubblico di Lanciano, inedificato da secoli. «Un’amministrazione che fa questo genere di interventi», critica Alessandro Lanci, di Nuovo Senso Civico, «si sta dirigendo verso un binario morto che nulla ha a che vedere con una visione che dice essere di centrosinistra: si sta per approvare l’ennesima colata di cemento e l’amministrazione si renderebbe responsabile di un ulteriore deturpamento del centro storico». (d.d.l.)

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