Maggioranza in acque agitate: altri tre consiglieri vanno via

3 Gennaio 2024

De Luca, Di Primio e Raimondi polemizzano: «Noi avevamo chiesto l’azzeramento della giunta» Di Giovanni deluso dopo la mancata nomina ad assessore: «Da Ferrara neppure una telefonata»

CHIETI. La maggioranza del sindaco Diego Ferrara perde pezzi. La contestata nomina dei due nuovi assessori si somma a vecchie ruggini per i tre consiglieri di Liberi a sinistra che si chiamano fuori dalla maggioranza. Voteranno caso per caso, ma non sono più organici alla coalizione. Non esce invece dalla maggioranza, anche se forse abbandonerà il gruppo Pd, Filippo Di Giovanni, il consigliere a cui era stato chiesto di entrare in giunta, salvo poi scoprire dai comunicati stampa che si erano fatte altre scelte. In posizione critica anche il polo civico rappresentato dal vicesindaco Paolo De Cesare, oltre a consiglieri già “cani sciolti” come Alberto Chiavaroli e Barbara Di Roberto.
LA SINISTRA SI CHIAMA FUORI
Valentina De Luca, Silvio Di Primio ed Edoardo Raimondi sono i tre consiglieri su cui Ferrara non potrà fare più affidamento. Da tempo in posizione critica, ora si dicono non più organici alla maggioranza. In una nota ricordano tutte le tappe di un percorso amministrativo che li ha visti in totale disaccordo, soprattutto per quanto riguarda la vicenda Teateservizi. La nomina degli assessori è solo l’ultimo tassello di puzzle che non si ricompone: «Nella consultazione con il sindaco abbiamo richiesto un azzeramento della giunta», dicono i tre, «per iniziare un nuovo percorso più vicino alle esigenze della città e in subordine, per la sostituzione dei dimissionari Maretti e Raimondi, la nomina di persone di alto profilo e competenze da individuare al di fuori degli eletti, coinvolgendo professionisti esterni e aprendosi alla città. Il sindaco ha fatto altre scelte, ne prendiamo atto».
DI GIOVANNI DELUSO
Il capogruppo del Pd Di Giovanni sembra pronto a lasciare il gruppo dem: «Sto facendo valutazioni a riguardo», conferma, «se il Pd ha iniziato con cinque consiglieri e adesso rischia di averne solo due, ci sarà una ragione». Di Giovanni ricorda di essere stato chiamato dal sindaco a ricoprire il ruolo di assessore, tanto è vero che «le dimissioni da consigliere provinciale erano state concordate con Ferrara». Non nega la delusione, anche e soprattutto sul piano umano: «Dal sindaco non ho ricevuto neanche una telefonata di spiegazioni». Si dice inoltre «sorpreso per le polemiche e le accuse ricevute, anche solo velatamente, per la mancata elezione del consigliere Andrea Rondinini in consiglio provinciale», visto che il suo voto è andato alla collega del polo civico Silvia Di Pasquale ma solo «su esplicita indicazione del segretario Pd Enrico Iacobitti». È inoltre critico sul fatto che le nomine degli assessori non sono state concordate con la coalizione.
POLO CIVICO CRITICO
Sul mancato coinvolgimento della coalizione continua a insistere anche il leader del polo civico De Cesare. «Le nomine sono prerogativa del sindaco, è vero», dice De Cesare, «ma in questo caso è stato il gruppo di Liberi a sinistra a lasciare al sindaco ampia facoltà di fare una scelta, a patto che fosse di alto profilo. E nel caso della consigliera Alberta Giannini ci chiediamo su quali basi sia stata preferita a consiglieri come Chiavaroli, che rappresenta anche il collega Enrico Iezzi, o Di Roberto». Tanto più che Chiavaroli aveva espresso la volontà di entrare in giunta e, a suo dire, avrebbe anche ricompattato la coalizione. «Non siamo stati informati di nulla», continua De Cesare, «tanto più che i decreti di nomina sono stati firmati non più di mezzora dopo che era finito il consiglio comunale e dopo di essersi assicurati i nostri voti a favore. È stata una scelta che per me rappresenta un errore politico, probabilmente indotto da cattivi consiglieri».
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