Marito e moglie restano in carcere Il giudice: gravi indizi contro di loro

CHIETI. «Assoluta inverosimiglianza» della loro versione e «gravi indizi di colpevolezza». Ecco perché restano in carcere Giuseppe Spagnulo e la moglie Francesca Angiulli, accusati di aver ucciso l’ex...
CHIETI. «Assoluta inverosimiglianza» della loro versione e «gravi indizi di colpevolezza». Ecco perché restano in carcere Giuseppe Spagnulo e la moglie Francesca Angiulli, accusati di aver ucciso l’ex carabiniere di Mozzagrogna Antonio Cianfrone con quattro colpi di pistola sulla pista ciclopedonale di Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno. Il giudice Annalisa Giusti ha convalidato il fermo disposto dalla procura a carico dei due coniugi originari di Taranto – lui 54 anni e lei 50 – e da tempo residenti nelle Marche: devono rispondere di concorso in omicidio premeditato e porto abusivo di arma in relazione al delitto avvenuto il 3 giugno.
Quella mattina l’ex comandante dei carabinieri di Monsampolo del Tronto (dal 2015 sospeso dal servizio per una storia di presunte tangenti e regalie), 50 anni, è stato freddato mentre faceva jogging. Su richiesta del procuratore Umberto Monti, il giudice ha contestualmente emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati contestando gli stessi addebiti. L'udienza si è svolta in video conferenza. Dal tribunale di Ascoli il giudice Giusti e il procuratore Monti si sono collegati prima con il carcere di Ascoli, dove è detenuto Spagnulo, e poi con quello femminile di Teramo, dove è rinchiusa la moglie, che è stata raggiunta nel frattempo dal loro legale. I coniugi Spagnulo si sono dichiarati estranei all'omicidio. «Entrambi hanno replicato ai passi contenuti nel decreto di fermo su tempi e modalità analizzando le foto estrapolate dalle telecamere di sicurezza che, secondo l’autorità giudiziaria, sono posizionate in varie zone dei potenziali percorsi effettuati dai presunti autori del delitto», ha riferito al termine l’avvocato Alessandro Angelozzi. «Ho obiettato al giudice che a mio avviso non vi sono i gravi indizi di colpevolezza che giustifichino il provvedimento di fermo emesso a carico dei miei assistiti». Ma il giudice non ha condiviso la linea difensiva: i coniugi Spagnulo rimangono in cella. Lei, come racconta il difensore, piange e – insieme al marito – sostiene di non avere nulla a che fare con il delitto. Ma i carabinieri del nucleo investigativo di Ascoli sono certi che sono stati i due indagati a mettere in atto l’agguato mortale. Attualmente il movente resta un giallo. Di certo, i rapporti tra la famiglia Spagnulo e Cianfrone non erano buoni: testimoni avrebbero assistito ad alcuni diverbi anche in tempi più recenti. Comprendere i motivi che hanno spinto Francesca ad accompagnare il marito nell’agguato potrebbe essere determinante anche per individuare il perché dell’omicidio. Sono stati quattro i colpi sparati alla vittima: uno di fronte e tre alle spalle mentre cercava di fuggire e di chiedere aiuto. Secondo l’accusa, a sparare è stato Giuseppe. A carico dei coniugi gli investigatori hanno raccolto testimonianze visive (almeno di quattro persone) e immagini estrapolate dalle telecamere di sorveglianza lungo il percorso che dalla zona della loro abitazione conduce alla pista ciclopedonale in zona San Pio X, luogo del delitto.
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