Massacrato di botte dentro il bar: indagato esperto di arti marziali

La squadra mobile ha individuato l’autore del brutale pestaggio avvenuto a marzo al bar Scalo24: si tratta di un teatino di 28 anni, lo incastrano un tatuaggio tribale sul collo e le testimonianze
CHIETI. Una raffica di pugni in pieno volto e un calcio tra il collo e la testa sferrati con violenza inaudita, da un esperto di arti marziali, all’interno del bar Scalo24, in via Colonnetta, uno dei locali più frequentati della movida. Così, lo scorso 19 marzo, uno studente calabrese di 25 anni è stato massacrato di botte al punto tale da arrivare in ospedale con fratture scomposte al naso e alla mascella e altre ferite che lo hanno costretto ad affrontare più di sessanta giorni di malattia. L’autore di quel gravissimo pestaggio – un episodio finito anche al centro di una riunione in prefettura del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica – è stato individuato dai poliziotti della squadra mobile di Chieti: si tratta di C.C., teatino di 28 anni e campione di Mma, la specialità di arti marziali miste che si combatte nelle gabbie, senza alcuna esclusione di colpi, tant’è che ammette pugni, calci, gomitate e tecniche di strangolamento.
LE ACCUSE
L’indagato deve ora rispondere di lesioni personali aggravate: rischia una condanna da tre a sette anni di carcere. A incastrarlo sono state le immagini delle telecamere del locale, che hanno immortalato il suo caratteristico tatuaggio sul collo, oltre a una serie di testimonianze. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Il giovane, difeso dall’avvocato Antonello D’Aloisio, ha venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogato.
LA RICOSTRUZIONE
Quella sera, il giovane – di buona famiglia, incensurato e da un paio d’anni a Chieti per studiare all’università d’Annunzio – raggiunge da solo il locale dello Scalo che frequenta da qualche tempo. Tutto sembra procedere come al solito. A un certo punto il 25enne inizia a chiacchierare con alcune ragazze che non conosce: si siede allo stesso tavolo e offre loro anche da bere. Sempre secondo il suo racconto, non accade nulla di particolare, né si verificano approcci risultati sgraditi, come peraltro testimoniano le immagini del sistema di videosorveglianza del locale. Fatto sta che, dopo le dieci, esplode la violenza.
L’AGGRESSIONE
C.C. arriva davanti al bar, lascia la macchina quasi in mezzo alla strada e si fionda all’interno. Senza dire una parola, si avvicina al tavolino dove si trova il 25enne e lo picchia senza pietà. Poi si allontana. Qualche secondo dopo, però, torna ancora all’attacco e colpisce lo studente con un calcio. L’aggredito prova a difendersi proteggendosi il volto con gli avambracci, ma è tutto inutile: C.C. vince quella minima resistenza e gli sferra un altro paio di pugni in faccia. Sono attimi terribili, perché la vittima, con il volto insanguinato, cade dalla sedia e batte la testa contro la vetrina del locale. Nessuno dei presenti alza un dito e, cosa ancora più grave, nessuno telefona al 113 o al 112. Il campione di Mma è libero di allontanarsi con tranquillità dal locale. Il sabato sera del 25enne, invece, finisce al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata. Solo a questo punto parte la segnalazione alla polizia da parte dei medici.
L’INCHIESTA
Le indagini prendono il via immediatamente. La squadra mobile ascolta la vittima, acquisisce le immagini delle telecamere e prende a verbale i testimoni. L’aggressore è già conosciuto alle forze dell’ordine, perché anche in passato è finito nei guai per vicende giudiziarie (da qui la contestazione della recidiva da parte del pubblico ministero). A inchiodarlo ci sono i video del sistema di sorveglianza del locale, che hanno “catturato” anche quel tatuaggio tribale ben visibile sulla nuca. Sul movente non ci sono certezze. La vittima assicura di non conoscere l’indagato. Una delle due ragazze che stava chiacchierando con il 25enne potrebbe aver telefonato all’aggressore? Il dubbio resta.
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