Mercato coperto, inchiesta chiusa Fissata l’udienza per D’Alessandro

5 Giugno 2021

La Procura chiede il rinvio a giudizio per l’ex gestore della struttura di piazza Garibaldi dal 2005  Deve rispondere di appropriazione indebita e di danni nello smantellamento per 800mila euro  

LANCIANO. Danneggiamento e appropriazione indebita: sono questi i reati che il sostituto procuratore Francesco Carusi ha ipotizzato per Franco D’Alessandro, 70 anni, ex gestore del mercato coperto. Carusi ha chiuso l’inchiesta fatta riaprire dal giudice per le indagini preliminari Massimo Canosa ad ottobre, chiesto il rinvio a giudizio, con udienza fissata al 22 novembre. In quella data D’Alessandro o sarà prosciolto dalle accuse o andrà a processo.
LA PRIMA ARCHIVIAZIONE Il giudice Canosa, infatti, nell’udienza gip del 18 ottobre scorso, aveva ricevuto la richiesta della Procura di archiviare il fascicolo sul mercato di piazza Garibaldi perché “gli elementi acquisiti durante le indagini non erano idonei a sostenere l’accusa in giudizio”. Ad opporsi all’archiviazione il Comune, tramite l’avvocato Antonella Fantini, perché l’ente era tornato in possesso di una struttura devastata - danni conteggiati in oltre 800 mila euro - e in cui mancava del materiale - arredi e attrezzature varie, infissi, termosifoni e rivestimenti - che sarebbero stati asportati nei giorni precedenti il 10 ottobre 2019, giorno in cui l’amministrazione è tornata in possesso della struttura, da parte di persone non titolate a farlo. Smantellamento che era stato fotografato dai carabinieri di Lanciano che avevano anche identificato le persone presenti all’interno dell’immobile. Ma per la Procura l’inchiesta andava archiviata. Di parere diverso il giudice che ha respinto l’archiviazione e ordinato nuove indagini dando anche alcune indicazioni in merito ai reati come il danneggiamento.
L’INCHIESTA Carusi è subito tornato a lavoro, tra ascolto di testimoni e indagini su un mercato aperto nel maggio 1964, poi dato in gestione alla Summa corporation di D’Alessandro nel 2005, riaperto dopo collaudo fatto nel maggio 2008 (con relazioni dettagliate di cosa c’era nel mercato, le opere fatte, gli arredi), e andato avanti fino alla revoca della convenzione col fallimento della Summa, la decadenza fatta nel 2017 e poi il rientro del Comune ad ottobre 2019. Per la Procura D’Alessandro “da un lato si appropriava dei beni esistenti nella struttura che aveva in gestione (convenzione stipulata il 19.12.2005 tra Comune e Summa Corporation srl), dall’altro danneggiava diversi beni del Comune all’interno della struttura”. In particolare avrebbe danneggiato l’impianto elettrico e le luci, l’impianto idrico e i bagni, la porta principale automatizzata, alcune controsoffittature, le scale in ferro. Si sarebbe appropriato di coperture, del gruppo refrigerato per il trattamento dell’area, alcune vetrate, di tutte le chiave relative agli accessi esistenti e “di altri beni, come forni e arredi”. E a quantificare i danni è stato il Comune nell’opposizione: ben 781mila euro solo di arredi e impianti a cui aggiungere le lesioni per un totale di oltre 800mila euro. Danni che hanno portato il Comune a poter riaprire solo 400 metri quadrati del mercato e a fare lavori, in corso, di circa 75.000 euro per ampliare lo spazio a disposizione degli ortolani.
L’UDIENZA A chiusura delle indagini, Carusi ha chiesto e ottenuto la fissazione dell’udienza preliminare al 22 novembre 2021. In quella sede per D’Alessandro, che proverà a smontare tutte le accuse, il giudice sentenzierà o il non luogo a procedere, oppure fisserà l’inizio dell’ennesimo processo. Le vicende giudiziarie e i contenziosi che coinvolgono l’amministrazione e l’imprenditore infatti vanno avanti da tempo. Ad esempio è pendente in Consiglio di Stato, la questione della delibera con cui il Comune ha revocato la concessione del mercato a D’Alessandro nel 2017.
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