Miele, annata nera La produzione è in calo del 50%

Tornareccio. Maltempo e uso di insetticidi sono le cause I produttori: «Preoccupa la moria delle api impollinatrici»
TORNARECCIO. È in caduta libera la produzione estiva di miele: meno 50% rispetto allo scorso anno, che già si era caratterizzato per un meno 30% in confronto al 2016. Sul banco degli imputati ci sono le avverse condizioni climatiche e l’uso di insetticidi in agricoltura, fattori questi ultimi che causano una preoccupante moria di api. Le conseguenze della minore produzione sono diverse: settore in crisi, aumento dei prezzi (al momento ancora contenuto) dei prodotti dell’alveare, possibilità che mieli esteri (extracomunitari, compresi quelli di Paesi orientali) a prezzi stracciati e con una dubbia tracciabilità possano sempre più conquistare il mercato italiano. «Le annate di crisi ci sono», afferma Luca Finocchio, apicoltore di Tornareccio, «ma ciò che preoccupa è la moria delle api da cause chimiche. Esse sono sentinelle dell’ambiente e ciò che oggi capita a loro può capitare anche a noi. Occupano un posto importante nel ciclo dell’agricoltura, sono fondamentali nell’impollinazione ma questo non è ancora ben capito. Basti considerare che il 17% dell’azione delle api è legato alla produzione dei prodotti dell’alveare ma il restante 87% è connesso con l’impollinazione». Per quanto riguarda gli aspetti climatici, ad aprile c’è stato un caldo eccessivo per la stagione che ha compromesso la fioritura dell’arancio; a maggio e giugno freddo e pioggia hanno compromesso la produzione di sulla, acacia, millefiori di montagna; a luglio il caldo afoso ha bruciato e accorciato altre fioriture. «È diventato difficile produrre miele e chi vive solo di questo tipo di produzione è in difficoltà», dice Luigi Iacovanelli, presidente dell’associazione Apicoltori professionisti d’Abruzzo con sede a Tornareccio, che ha 80 iscritti. Il paese, duemila abitanti, ha una ventina di aziende che producono miele e di queste una decina hanno una filiera commerciale nazionale ed estera. L’area di Tornareccio, Atessa e Roccascalegna è un polo per la produzione di miele che si attesta sul 10% del nazionale. Molti adottano la tecnica del nomadismo, cioè spostano le arnie in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Marche, per ottenere produzioni diversificate e in quantità superiori. L’altro problema che intacca la produzione di miele riguarda l’uso di sostanze chimiche. Tra queste i neonicotinoidi (antiparassitari per la concia di alcuni semi): diverse molecole sono state messe al bando, ma altre continuano a essere usate. «Dispiace», conclude Iacovanelli, «che non ci siano protocolli in difesa degli insetti impollinatori come le api».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

