Negata la libertà a Sabatino «Ha una patologia sessuale»

4 Ottobre 2014

In tre pagine il Riesame spiega che il neonatologo potrebbe commettere reati “lesivi della libertà sessuale altrui” anche fuori dall’ambiente ospedaliero

CHIETI. La sua è una “ipersessualità patologica”, deriva da una malattia: se torna libero può ricommettere reati dello stesso tipo anche fuori dall’ambiente ospedaliero. Così, in estrema sintesi, scrivono i giudici del riesame dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, Carla Ciofani e Guendalina Buccella. Niente libertà per Giuseppe Sabatino, 64 anni, ex primario e docente di neonatologia, arrestato il 15 luglio per presunte violenze sessuali su otto mamme e tangenti, anch’esse presunte, per 20 mila euro da parte di informatori farmaceutici di latte in polvere e integratori alimentari. In tre pagine, il Tribunale del riesame ha respinto ieri l’appello presentato dal difensore, Andrea Di Lizio. Siamo in grado di spiegare i motivi del no alla libertà nonostante che Sabatino sia ai domiciliari da quasi tre mesi.

I giudici d’appello fanno una premessa che sgombera subito il campo da ogni possibile revoca della misura. Scrivono infatti di «condividere il giudice della cautela (Isabella Maria Aglieri che il 30 luglio ha rigettato l’istanza della difesa) in ordine al permanere delle esigenze cautelari connesse al pericolo di recidiva». Quindi, in quattro punti, spiegano perché Sabatino deve rimanere agli arresti. Il primo punto riguarda la malattia dell’ex docente universitario: «Le sue condizioni di salute, pur se aggravatesi in maniera repentina, non elidono il pericolo di recidiva, specie in relazione ai reati sessuali, atteso che la patologia certificata (da atti depositati dalla difesa, ndr) determina, quale disordine del controllo degli impulsi, l’ipersessualità anche patologica».

Passiamo al secondo punto dell’ordinanza. Si riferisce alle dimissioni da primario e docente che per i giudici non bastano perché: «Se è vero che Sabatino ha rassegnato le dimissioni irrevocabili dall’Università D’Annunzio e dalla carica di primario di neonatologia, e che peraltro è stato sospeso sia dal direttore generale che dall’Ordine dei medici, la stessa sospensione è condizionata al permanere della misura cautelare detentiva». Quindi – affermano i giudici – in caso di revoca, Sabatino potrebbe riprendere ad esercitare l’attività libero professionale. Arriviamo al terzo punto che però si riferisce all’altro presunto reato, quello della corruzione per prescrizioni di farmaci: secondo i giudici, in questo caso, gli arresti non sono da sostituire, con una meno afflittiva misura interdittiva, per rapporti con società esterne che Sabatino intrattiene ancora. Tra queste ce n’è una in particolare: «Quella formalmente amministrata dal proprio figlio, atteso che, pur sospeso dall’esercizio della professione, Sabatino potrebbe adottare, tramite persone a lui vicine, comportamenti analoghi a quelli per i quali si procede». Il quarto ed ultimo passaggio chiude, per ora, ogni spiraglio di libertà al neonotologo che, per il tribunale del riesame, può ricommettere reati anche fuori dall’ambiente del policlinico di Colle dell’Ara. Ma l’incipit della frase finale è da choc: «L’irrefrenabilità degli impulsi sessuali induce a ritenere la misura in atto l’unica idonea a salvaguardare le cautele, atteso che appare probabile la commissione di nuovi episodi lesivi dell’altrui libertà sessuale anche in ambiti differenti da quello sanitario».

C’è un’ultima considerazione da fare: questo tipo di no alla libertà finisce, in realtà, per dare una chance in più alla difesa se è vero che tutto nasce da una forma patologica.