Non era legittima difesa: i tre restano in carcere

20 Aprile 2015

L’ipotesi prospettata dai difensori dei cittadini albanesi non convince il giudice L’uomo ferito a colpi di pistola non si sbottona. Sarà operato e poi interrogato

SAN SALVO. Clirim Tafili,46 anni il fratello Elvin ,40 e Lulzim Bimi, 28 anni, tutti di origine albanese, restano in carcere. L'ipotesi della legittima difesa prospettata dai difesori, Giovanni Cerella, Alessandro Orlando e Antonello Cerella non ha convinto fino in fondo il gip Caterina Salusti. La procura indaga per risalire al movente della sparatoria nel corso della quale è stato gambizzato un altro albanese, Fasli Faslia, 32 anni. I carabinieri fin dal primo momento non hanno escluso collegamenti fra i colpi di pistola sparati il 23 marzo con il bar Totalino di via del Porto a Vasto, gestito da un albanese e la sparatoria di martedi 14 aprile all'esterno del bar Elvin di contrada Stazione a San Salvo. Il gestore del bar Totalino è un amico dei Tafili. Quello che è accaduto a San Salvo è forse il secondo capitolo di una inquietante faida? Una domanda che in queste ora sono in molti a farsi. I difensori dei tre uomini che si trovano in carcere annunciano l'appello al Tribunale del Riesame per ottenere la scarcerazione dei loro assistiti. Oggi intanto Faslia Fasli sarà sottoposto ad un intervento chirurgico per la rimozione dei proiettili da un piede e dalla gamba.

RICHIESTA DI SCARCERAZIONE. Che l'imprenditore Clirim Tafili stesse trascorrendo la serata in compagnia dei figli e degli amici è stato confermato anche dalle immagini e da diversi scatti fotografici che la difesa dell'uomo ha consegnato ai giudici. Ancora da chiarire però alcuni passaggi della sparatoria iniziata all'arrivo di Fasli Faslia. Così come è da chiarire come mai i protagonisti della drammatica sequenza fossero armati. Il movente della sparatoria potrebbe essere lo stesso che ha spinto un killer il 23 marzo a sparare 5 colpi di pistola contro il bar Totalino della stazione di servizio di via Del Porto. Se così fosse cosa si nasconde dietro i due attentati? E' quello che stanno cercando di scoprire i carabinieri ed è probabilmente il motivo per il quale i fratelli Tafili e Bimi restano in carcere.

IL RICORSO AL RIESAME. Gli avvocati non ci stanno e annunciano ricorso al Tribunale del Riesame. «Se l'imprenditore Clirim Tafili avesse voluto uccidere non avrebbe portato con se i figli e non avrebbe scelto la serata in cui il bar Elvin era affollato di tifosi della Juventus che volevano vedere la partita di Champions dei loro beniamini», insiste l'avvocato Cerella contestando l'accusa di tentato omicidio . «Tafili è stato attaccato ma la risposta di chi ha sparato ( non certo lui) è stato un modo per fermare la sparatoria ed evitare che Faslia entrasse nel bar», aggiunge l'avvocato Orlando. « L'accusa per Elvin Tafili è solo porto abusivo di arma da fuoco ed ha risposto in modo esaustivo a tutte le domande del giudice», ricorda poi l'avvocato Antonello Cerella.

IL FERITO. L'uomo chiave della vicenda resta Faslia Fasli. Gli investigatori alla vigilia dell'interrogatorio hanno sperato che per " vendicarsi" dei rivali Fasli raccontasse al giudice il motivo per il quale la sera del 14 aprile ha raggiunto il bar Elvin. Non è stato così. Il disoccupato ferito per il momento si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non è escluso che lo faccia durante la convalescenza su consiglio dei suoi legali, gli avvocati Monica Nanni e Luigi Stampone. I carabinieri intanto indagano per appurare cosa è successo a Fasli Faslia nelle ultime settimane e se gli accadimenti possono essere legati alla famiglia Tafili. Non è escluso neppure un confronto fra i rivali.

Paola Calvano

©RIPRODUZIONE RISERVATA