«Non pago i funerali di papà»: la lite tra fratelli in Cassazione

Un uomo di Rapino si rifiuta di sostenere parte delle spese per le esequie dell’anziano genitore La Suprema corte gli dà torto e respinge il ricorso: confermata la sentenza del tribunale di Chieti
CHIETI. Porta il fratello fino in Cassazione perché non vuole pagare i funerali del padre, ma la Suprema corte gli dà torto. L’ultima storia che arriva da Rapino è l’ennesima prova del livello di insofferenza e di contrapposizione che, sempre più spesso, si raggiunge tra parenti. Una battaglia a colpi di carte bollate andata avanti per oltre un lustro nelle aule di giustizia.
Vecchie ruggini mai risolte e dissapori economici rischiano di tornare a galla davanti a gravi lutti. Anche a costo di sostenere spese di giustizia ben maggiori rispetto alle somme di cui da un lato si chiede la restituzione e, dall’altro, ci si rifiuta di pagare. Ed è esattamente ciò che accade quando Silvio Rocco P. cita il fratello Donato davanti al giudice di pace di Guardiagrele, competente per territorio, chiedendone la condanna «al rimborso di una quota delle spese sostenute per le esequie del comune padre». Donato si oppone e presenta quella che, in diritto civile, si chiama «domanda riconvenzionale». In parole povere: contrattacca sostenendo che i costi del funerale vanno a compensare alcuni crediti che, a suo dire, vanta nei confronti di Silvio Rocco; inoltre offre un’ampia digressione sulla divisione ereditaria. Il giudice di pace accoglie l’istanza di Silvio Rocco e respinge quella di Donato. Ma quest’ultimo fa ricorso. Nel 2015 il tribunale di Chieti, in funzione di giudice d’appello, conferma la sentenza perché i beni di cui parla Donato «sono indicati in modo talmente generico da non dar luogo a crediti liquidi ed esigibili». Al centro della diatriba finisce persino un autocarro del 1974 che però, secondo il tribunale, non può essere tenuto in considerazione perché «è senza valore». Fine della storia? Macché. Donato si rivolge ai giudici della Cassazione, ma anche loro – con motivazioni depositate nel 2017 – bocciano la sua istanza. Eppure Donato non si arrende neanche stavolta e presenta un «ricorso per revocazione», ovvero uno dei modi per rimettere in discussione sentenze passate in giudicato. Anche questo tentativo va a vuoto: pochi giorni fa, la sesta sezione civile (presidente Francesco Maria Cirillo, relatore Marco Rossetti) bolla il ricorso come «inammissibile».
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