Ortona. Convegno con i neofascisti, l’Anpi scrive a prefetto e questore: va annullato. Il caso arriva in senato

Interrogazione di Fina (Pd), l’associazione dei partigiani pronta a manifestare. E in città compaiono scritte contro il sindaco che non ha bloccato l’iniziativa
ORTONA
Si alza il livello della tensione intorno al convegno in programma a Ortona, in una sala comunale, con la partecipazione di personaggi della galassia nera e neofascista. L’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) chiede al prefetto e al questore di intervenire per annullare l’iniziativa, mentre il caso arriverà al Senato con un’interrogazione urgente a firma di Michele Fina del Partito democratico. E ieri pomeriggio, in città, sono apparsi striscioni contro gli organizzatori della manifestazione (prevista dal 25 al 27 settembre) e il sindaco Angelo Di Nardo, che ha dichiarato di non essere intenzionato a bloccarla: l’azione è stata rilanciata sui social da “Campetto occupato”, gruppo anarchico di Giulianova.
LA LETTERA DELL’ANPI
Ieri mattina Luigi Borrelli, presidente dell’Anpi provinciale di Chieti, ha inviato una lettera al prefetto Silvana D’Agostino, al questore Leonida Marseglia e al sindaco Di Nardo. «Il “Centro Studi e Ricerca Cittadella”, sodalizio palesemente riconducibile all’area dell’estrema destra e del neofascismo», è la premessa, «ha promosso nella sala Eden di Ortona un’iniziativa. Nel corso delle tre giornate, l’evento prevede dibattiti e presentazioni marcatamente provocatori e ideologicamente orientati alla riabilitazione di teorie e figure legate all’estremismo e al totalitarismo con la presenza tra i conferenzieri di soggetti legati a movimenti quali “Meridiano zero” di chiaro orientamento fascista».
IL LIBRO SU BOLOGNA
L’associazione definisce «aggravante inaccettabile la prevista presentazione del libro dal titolo “Bologna: La pista israeliana”, un’iniziativa che mira esplicitamente a negare e a mistificare la verità giudiziaria sancita da sentenze definitive passate in giudicato presso la Suprema Corte di Cassazione. Tentare di riscrivere la storia della Strage di Bologna del 2 agosto 1980 – i cui mandanti ed esecutori neofascisti sono stati acclarati nelle aule di giustizia – costituisce un oltraggio intollerabile alla memoria delle 85 vittime, al dolore dei loro familiari e alla coscienza democratica del Paese».
CONTESTATO IL SINDACO
Secondo l’Anpi, «il sindaco ha concesso l’utilizzo della sala pubblica Eden rivendicando una pedissequa applicazione delle norme che ne disciplinano l’uso e rinviando le valutazioni politiche e culturali al “legittimo confronto pubblico”, ignorando che la Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza e fondata sui principi antifascisti della Costituzione, vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista e punisce l’apologia dei suoi metodi e delle sue ideologie. Ospitare in spazi pubblici eventi che negano la verità giudiziaria sulle stragi nere e che si nutrono di matrici eversive che incitano all’odio razziale rappresenta un pericolo concreto per l’ordine pubblico, la pacificazione sociale e il rispetto delle istituzioni democratiche». Ortona, città medaglia d’oro al valor civile, distrutta dalla guerra scatenata dai nazisti e dai fascisti e che portò alla morte di 1314 suoi cittadini, «non merita l’oltraggio di ospitare in una sala pubblica un convegno che propaganda e inneggia contenuti palesemente fascisti. Peraltro, la crescita in tutta Europa di movimenti che si richiamano esplicitamente al fascismo e al nazismo dovrebbe allertare i rappresentanti delle istituzioni democratiche e indurli a usare tolleranza zero verso iniziative che tendono a distruggere la democrazia». La lettera si conclude con una richiesta precisa: «L’Anpi provinciale di Chieti confida nella vostra rigorosa vigilanza e chiede che vengano adottati tutti i provvedimenti necessari di competenza per impedire lo svolgimento di questo convegno, a tutela della legalità repubblicana, della memoria storica e democratica della città di Ortona». Il presidente della sezione ortonese dell’Anpi, Antonio Pellegrini, aggiunge: «Se la nostra richiesta non sarà accolta, organizzeremo una manifestazione antifascista per sabato 26 settembre».
L’INTERROGAZIONE
Il dibattito si accende anche a livello politico. Il Pd si muove con Fina, che annuncia: «Nelle prossime ore depositerò al Senato della Repubblica un’interrogazione urgente per chiedere piena chiarezza sui fatti e sulle valutazioni che hanno portato alla concessione di uno spazio pubblico». La questione, secondo il senatore marsicano, «non può essere affrontata esclusivamente come una normale vicenda amministrativa. Ortona è una città medaglia d’oro al valor civile, profondamente segnata dalla guerra e dall’occupazione nazifascista. La memoria delle vittime e il valore della storia democratica della città meritano attenzione e rispetto».
LE RICHIESTE
Fina chiederà al «ministero dell’Interno, alla prefettura e alle autorità competenti se siano a conoscenza dell’iniziativa, se abbiano acquisito informazioni sufficienti sulla sua natura, sui contenuti, sul programma e sugli organizzatori e se intendano attivare, nell’ambito delle rispettive prerogative, tutte le verifiche previste dalla legge. D’altronde è stato il sindaco stesso a rinviare ogni valutazione alle autorità superiori dichiarandosi privo di prerogative decisionali sul tema». Proprio Di Nardo, in un’intervista al Centro, ha dichiarato che tutti, a Ortona, hanno diritto di parlare. «Non è in discussione la libertà di espressione e di riunione», replica Fina, «che sono principi fondamentali della nostra democrazia. È invece doveroso verificare che un’iniziativa ospitata in uno spazio pubblico si svolga nel pieno rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica e che non vi siano profili incompatibili con i principi democratici e con le norme che vietano la riorganizzazione del disciolto partito fascista».
«RISPETTO PER LA CITTA’»
«Chiederò quindi», conclude Fina, «che, qualora dalle verifiche emergano elementi che lo rendano necessario, le autorità competenti assumano tempestivamente ogni decisione e iniziativa consentita dalla legge. Su questi temi non servono né strumentalizzazioni né silenzi: servono chiarezza, responsabilità istituzionale e rispetto della storia di Ortona e dei valori costituzionali della Repubblica».
I TEMI E GLI OSPITI
Il programma della tre giorni, veicolato su tutti i social del centro studi e ricerca “La Cittadella”, prevede – oltre all’appuntamento in chiave revisionistica sulla strage di Bologna – altri due incontri finiti al centro delle polemiche. I titoli sono: “Russia nemica? No. Il vero nemico va cercato in casa” – strizzando l’occhio alla propaganda putiniana – e “Attualizzazione del pensiero di Jean Thiriart e Aleksandr Dugin”. Il primo era il belga «amico del grande Reich» di Adolf Hitler; il secondo è l’ideologo di Vladimir Putin. Tra gli ospiti della kermesse, fra gli altri, c’è invece Rainaldo Graziani, esponente di primissimo piano di Meridiano zero, negli anni Novanta punto di riferimento dei naziskin romani, nonché figlio di Clemente, cofondatore dell’ex organizzazione terroristica di estrema destra Ordine Nuovo. Invitati anche Fabio Filomeni, colonnello in congedo fuoriuscito nel 2025 dal movimento “Il mondo al contrario” di Roberto Vannacci perché «troppo vicino alla Lega», e Luca Tadolini, avvocato emiliano specializzato in revisionismo storico in chiave anti-partigiana.
LA SCRITTA CONTRO DI NARDO
«Di Nardo complice dei fascisti». Lungo viale Margherita D’Austria – all’imbocco della Statale 16 in direzione della galleria dei Saraceni – è apparsa questa scritta. «Credo si stia esagerando», commenta il sindaco, bollando il gesto come «inopportuno, immaturo e fuori luogo. Io complice dei fascisti? Il fascismo non c’è più», risponde. «Spero si torni a un clima di serenità il prima possibile. Invito gli autori delle scritte a farla finita».
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