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8 Settembre 2026

Oggi, ma nel 1907, a Venezia, in ospedale, spirava il conte Pavel Kamarowsky, di 50 anni, che il 4 settembre precedente era stato ferito letalmente, dentro l’ex Palazzo Maurogonato a Santa Maria del Giglio, da quattro colpi di pistola dal giornalista Nikolaj Naumov, di 25, su mandato dell’amante, la contessa Maria Tarnowska O’Rourke, di 30, con la collaborazione dell’avvocato Demiat Prilukov, di 39, dando avvio al “Caso dei russi”. La donna, originaria di Poltava, dedita abitualmente all’utilizzo di morfina, che intratteneva rapporti amorosi con tutti e tre gli uomini menzionati, intendeva incassare il premio della polizza assicurativa sulla vita, da mezzo milione di rubli, intestata alla vittima. Il processo desterà enorme clamore mediatico più ancora dell’omicidio. La “Domenica del Corriere”, supplemento settimanale del quotidiano del capoluogo lombardo “Corriere della Sera”, del 17-20 marzo, gli dedicherà l’illustrazione di copertina realizzata da Achille Beltrame. Il 20 maggio 1910, nel carcere femminile della Giudecca della città lagunare, la Tarnowska verrà condannata a 8 anni di reclusione e la sentenza diverrà definitiva dopo che la Corte di cassazione respingerà il ricorso, il 7 gennaio 1911. Contestualmente Naumov a 3 e Prilukov a 10. Il 17 gennaio 1911 il sovrano sabaudo Vittorio Emanuele III rifiuterà la concessione della grazia richiesta dal padre della detenuta Nikolay O’Rourke, già ufficiale della Marina sovietica. Dall’1 febbraio 1912 la “Circe del Don” (nella foto, particolare, in abito nero “empire” con velo lungo e boa d’astrakan, scortata da un carabiniere reale in alta uniforme nella prima udienza del 14 marzo 1910) sconterà la pena nel carcere di Trani affacciato sull’Adriatico. Il tortuoso iter giudiziario verrà trasposto nel film a puntate del 1977 intitolato “Il processo di Maria Tarnowska”, diretto dal regista Giuseppe Fina. E se ne occuperà il volume del giornalista ungherese Janos Békessy, in arte “Hans Habe”, di 400 pagine, “Maria Tarnowska”, che sarà pubblicato nel Belpaese dalla casa editrice milanese Sperling & Kupfer nel 1982. Mentre il lungometraggio sulla mefistofelica Tarnowska pensato da Luchino Visconti nel 1946, con l’ausilio di Guido Piovene e Michelangelo Antonioni, rimarrà solo un progetto.