Paolini: fiducia alla nostra storia Marongiu: guardiamo al futuro

16 Ottobre 2021

Appello al voto dei candidati a sindaco di centrodestra e centrosinistra nel confronto televisivo su Rete8 L’avvocato: «Con me porte del Comune sempre aperte». L’assicuratore: «Sarò il primo cittadino di tutti» 

LANCIANO. Con una stretta di mano e un sorriso per distendere la tensione di questi ultimi giorni di campagna elettorale, si è chiuso il faccia a faccia tra il 40enne agente assicurativo Leo Marongiu, candidato sindaco del centrosinistra, e il 65enne avvocato Filippo Paolini, candidato del centrodestra, nella tribuna elettorale di Rete8 andata in onda ieri sera. I due candidati a indossare la fascia tricolore hanno risposto alle domande del direttore Carmine Perantuono e del giornalista del Centro Rossano Orlando. Dal ballottaggio e dagli apparentamenti alla campagna di fuoco sui social e alle nuove giunte, dai grandi temi come sanità e lavoro ai progetti cantierabili per la città, Marongiu e Paolini hanno spiegato le loro idee senza risparmiare stoccate e puntualizzazioni, ma sempre con correttezza.
IL BALLOTTAGGIOAl primo turno Paolini è in vantaggio su Marongiu. Il candidato del centrodestra ha raccolto il 49,77% delle preferenze fermandosi a 35 voti dall’elezione diretta, mentre Marongiu è al 42,18% che è comunque la percentuale massima raggiunta al primo turno dal centrosinistra in città. Ma al ballottaggio di domani e lunedì si giocherà un’altra partita. «Il ballottaggio è una partita a sé e non è mai la somma algebrica dei voti del primo turno», spiega Paolini, «si riparte da zero e bisogna riavvicinare i cittadini alle urne parlando dei programmi e restando se stessi. Non credo negli apparentamenti: gli accordi si fanno prima della campagna elettorale non durante perché poi ai cittadini sembra un compromesso». «Nei due ballottaggi precedenti affrontati da Mario Pupillo abbiamo stravolto i risultati del primo turno», ribatte Marongiu, «ora dobbiamo convincere l'elettorato, anche quello avversario, ad avvicinarsi a noi. Abbiamo ampliato la base elettorale con l’accordo con i Cinque Stelle su punti precisi e sono molto contento».
IL CLIMA ELETTORALENegli ultimi giorni si è assistito a una sorta di deriva della campagna elettorale sui social dove si è perso il senso della misura. «È una campagna che non mi è piaciuta», commenta Paolini, «con sterili pregiudizi verso la persona. Il sottoscritto è stato definito un terrorista con una foto messa in giro senza senso e accuse fuori luogo. Non faccio la vittima, ma una campagna sulla denigrazione non mi piace: io ho parlato di idee e progetti». «I social hanno surriscaldato pure troppo il clima freddo che c’è», sdrammatizza Marongiu, «a me il segretario regionale di Forza Nuova ha augurato di seguire il ballottaggio dal pronto soccorso; una intimidazione gravissima che non ha però scalfito la mia determinazione e la voglia di raccontare il futuro di Lanciano ai cittadini».
SANITÁ E LAVOROE i temi più caldi riguardano l’ospedale Renzetti, a pezzi, e i problemi del lavoro in Sevel, alla San Marco solo per citare i maggiori. «Sono molto preoccupato per l’ospedale che nei verbali del tavolo di monitoraggio è definito “pronto soccorso” e non Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione, ndc) di 1° livello», dice Marongiu, «spero in un errore di trascrizione perché il Renzetti, che attende ancora la Tac, non deve essere declassato. Sul lavoro c'è attenzione massima anche a livello ministeriale». «L’ospedale resta Dea di 1° livello», risponde Paolini, «con più unità operative, che passano da 11 a 16, e una Tac in arrivo. Per il lavoro, a Roma Stellantis ha assicurato che non ci sarà lo spostamento del Ducato in Polonia, ma restiamo vigili».
RECOVERY FUNDE per far crescere la città servono anche i soldi del Recovery che Marongiu investirebbe in primis sul dissesto idrogeologico e del sottosuolo, visto che servono oltre 30 milioni di euro per sistemarlo, poi sulle infrastrutture, sulla Fondovalle Sangro, il centro ferroviario di Saletti, troppo piccolo. Paolini invece punterebbe sull’edilizia scolastica e la viabilità di una Lanciano «ormai isolata sia dalla Val di Sangro, che tra le sue stesse contrade, come San Nicolino, Follani e Marcianese e dalla costa. Parcheggi, mobilità: è tutto da rivedere».
LA GIUNTASu una cosa i due candidati concordano; le giunte. Idee e nomine in testa, ma bocche cucite. «L'idea della giunta ce l'ho, ma non svelo la formazione prima della partita», dice Marongiu. «Ci saranno le donne: Bendotti, Miscia, Aruffo, Merlino, la maestra Ambra, Di Martino hanno avuto un ottimo risultato e c’è chi avrà un ruolo istituzionale. Per formare la squadra mi confronterò con le liste, ma le idee le ho perché bisogna subito mettersi a lavorare partendo dal contrasto alle barriere architettoniche. Chiamerò subito il manager Asl Schael e l’assessore Verì per parlare dell'ospedale e dello spostamento dell’hub vaccinale dal PalaMasciangelo alla fiera e discuterò del problema lavoro anche con il ministro Orlando». «Certo che per lavorare da subito ho le idee chiare per la giunta. Con noi arriveranno volti nuovi e ci sarà la presenza femminile», precisa il candidato del centrodestra, «in primis ci sarà la verifica della capacità finanziaria del Comune per capire se i conti sono in regola e poter poi agire, perché seguo il motto: “Non fare promesse che non puoi mantenere”. E poi passeremo alla riorganizzazione della macchina amministrativa». Progetti, idee diverse ma stile comune nell’apertura verso i cittadini. «Con me le porte del Comune sono sempre state aperte e lo saranno ancora. Poi continuerò ad andare tra la gente», assicura Paolini. «Io lancio uno slogan: “Non datemi del lei datemi del Leo” perché sono il sindaco di tutti», aggiunge Marongiu.
L’INVITO ALLE URNE«Spero che i cittadini mi diano la fiducia che ci siamo meritati in queste settimane e nella nostra storia: per amministrare una città serve anche esperienza. Dobbiamo uscire dallo stallo, dal degrado e dall'isolamento in cui la città è piombata. Non servono consulte e bonus», tira la stoccata il candidato del centrodestra, «ma ascoltare i cittadini e lavorare». «La scelta è tra passato e futuro», para il colpo Marongiu, «i cittadini devono esprimersi se ridare fiducia a un sindaco che lo è già stato per dieci anni dal 2001 al 2011, lasciando questioni irrisolte, o guardare al futuro, a un sindaco nuovo che ci sarà per tutti i 35mila lancianesi».
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