Parte il convegno con i neofascisti, negati gli accrediti ai giornalisti

La Sala Eden di Ortona
Si svolge nella sala comunale del polo Eden la tre giorni “Da Fiume al dissenso”. Il nostro giornale voleva esserci. Ma gli organizzatori: «No, abbiamo già raggiunto il limite dei posti»
ORTONA. Il Centro resta fuori dalla sala comunale del polo Eden. Alla vigilia di “Da Fiume al dissenso”, la tre giorni diventata un caso per la presenza di ospiti della galassia neofascista, dell’ultradestra e del revisionismo storico, questo giornale ha chiesto agli organizzatori tre accrediti. La risposta è arrivata ieri mattina, secca: «Ci dispiace, non è possibile dare seguito alla vostra richiesta in quanto abbiamo già raggiunto il limite di prenotazioni per la sicurezza».
La richiesta era stata inviata alla mail indicata sui canali web e social collegati all’evento e riguardava tre redattori. L’intenzione era semplice, banale: entrare, ascoltare, raccontare e, se possibile, fare domande. Un accredito giornalistico non è certamente un lasciapassare dovuto per qualsiasi iniziativa; resta però singolare che, in una sala pubblica e per un appuntamento presentato come «aperto» e «trasversale», «nel pieno rispetto del dibattito democratico e culturale», il nostro giornale venga lasciato fuori per raggiunto limite prenotazioni e, peggio, per motivi di sicurezza. Una diretta streaming? Forse non era tra le priorità, nonostante lo spirito “evangelico” dell’iniziativa.
Il convegno, in programma da oggi pomeriggio a domenica, è stato prenotato alla sala Eden da Erminio Cetrullo ed è pubblicizzato sui canali del Centro studi e ricerca “Cittadella” – sul cui sito, per inciso, si trova la mail contattata dal nostro quotidiano, ma nessun riferimento al “sold out”. Tra gli ospiti figurano Rainaldo Graziani, Fabio Filomeni e Luca Tadolini. Nel cartellone ci sono incontri sulla cosiddetta «pista israeliana» per la strage di Bologna, sull’«attualizzazione» del pensiero di Jean Thiriart (l’«amico del terzo Reich») e Aleksandr Dugin (ideologo di Vladimir Putin), sulla Russia e sulla Nato. La Cittadella era già finita al centro di un caso a Pescara per l’uso del logo della Provincia nella promozione di un libro dal titolo eloquente: “Bugie coloniali: Leggende, fantasie e fake news sul colonialismo italiano”. L’ente – governato dal centrodestra – negò autorizzazioni e patrocinio.
La risposta agli accrediti crea però un curioso cortocircuito con quanto sostenuto nelle ultime settimane. Il relatore Filomeni, colonnello dell’Esercito in congedo ed ex esponente del movimento di Roberto Vannacci, aveva attaccato la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti accusando chi contesta l’iniziativa di voler imporre una «patente di antifascista». Poi l’invito sornione: «Venga a trovarci onorevole ad Ortona. E stia pur sicura che i fascisti, qualora desideri il confronto, la faranno parlare…». Al Centro le pretese non erano così alte: ci sarebbe bastato poter ascoltare.
Per settimane, poi, l’articolo 21 della Costituzione è stato evocato in lungo e in largo a difesa della libertà del convegno. Quello stesso articolo che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero anche «con lo scritto». Un assunto costituzionale dal quale si ricava il diritto di cronaca. E ciò rende curioso che, proprio in una vicenda infarcita dal richiamo alla libertà di parola, chi fa cronaca non possa ascoltare ciò che viene detto nei convegni, per poterlo raccontare liberamente. Ospiti e sostenitori hanno denunciato il rischio di essere censurati. “Non vogliono farci parlare”, il ritornello. Noi de il Centro volevamo esserci, ascoltare e raccontare. Ma alla vigilia della tre giorni arriva il paradosso che nessuno aveva previsto: il Comune ha aperto la sala al convegno con i neofascisti, il convegno ha chiuso la porta a il Centro. E dopo settimane passate a rivendicare il diritto di parlare, toccherà chiedersi se il problema, alla fine, non sia chi vuole stare lì ad ascoltare.
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