Pincione si tiene il Lanciano 1920: «Sindaco, fatevi un’altra squadra»

31 Marzo 2023

La proprietà statunitense della società risponde all’appello del Comune a lasciare il titolo sportivo E accusa: «Le chiacchiere della gente ci hanno impedito di prendere giocatori di un certo livello»

LANCIANO. «La società non è in vendita»: Max Pincione, attuale proprietario del Lanciano calcio 1920, non lascia. Anzi, raddoppia pure per quanto riguarda il livello dello scontro. Perché alle sollecitazioni che arrivano da palazzo di città risponde: «Fatevi un’altra squadra e lasciateci in pace». Qualche giorno fa infatti il sindaco Filippo Paolini, con una nota firmata insieme al vice e assessore allo Sport Danilo Ranieri, ha invitato Pincione e soci a cedere il titolo sportivo, o almeno a non usare il nome della città.
Niente da fare. L’attuale proprietario del club rossonero, retrocesso dall’Eccellenza alla Promozione con tre giornate di anticipo, non cede. «Si riparte da dove si riparte, ci riproviamo il prossimo anno, noi ci prendiamo le nostre responsabilità», dice senza mezzi termini Pincione in videoconferenza dagli Stati Uniti, annunciando che il suo gruppo, dopo averci «rimesso 6-700mila euro in due anni», anche «pagando debiti lasciati da Fabio De Vincentiis (presidente dal 2017 al 2020, ndr), è «al lavoro per fare una squadra forte che può risalire la categoria».
E cosa ribatte al sindaco Paolini e all’assessore Ranieri che, come tanti, lo invitano a passare la mano? «Ho tutti contro? Meglio soli che male accompagnati», si schernisce lui da New York, dicendo ai lancianesi e ai loro amministratori: «Vi potete creare un’altra squadra, lasciateci in pace». La squadra allenata da Giulio Daleno sta disputando le partite interne a Scerni: anche questa mancanza di strutture per allenarsi e giocare, come per creare un settore giovanile, è addebitata alla sfiducia eccessiva dell’ambiente. Non c’è un fisioterapista? Sempre colpa del clima ostile. Ad ogni modo, al netto di tutti gli appelli del Comune e dell’ostracismo della tifoseria, Pincione chiude la porta a eventuali offerte d’acquisto: «La società non è in vendita». Non sembra esserci la benché minima possibilità di ricucire un minimo rapporto con la città, né con l’amministrazione comunale («che ci è sempre stata contro») né con i tifosi. Anzi, proprio quest’ultimi avrebbero messo lo zampino nella retrocessione, perché secondo Pincione hanno fatto la loro parte pure le «chiacchiere dei lancianesi contro di noi, che ci fanno guerra, e hanno impedito di calciatori di un certo livello».
E perciò, nell’ennesimo collegamento dall’altro lato dell’Oceano, Pincione ribadisce: «Io come società privata non me ne vado. Sono italiano, sono abruzzese nato a Cugnoli, e nessuno ha il diritto di farmi uscire dalla mia patria».
©RIPRODUZIONE RISERVATA