Posti di lavoro pretesi per i parenti Di Giannantonio finisce a processo

Il 7 novembre l’ex primario di Psichiatria comparirà in tribunale insieme alla moglie e alla segretaria Contestata anche una fornitura di parquet. Asl parte civile, chiesti risarcimenti per 400mila euro
CHIETI. Finisce sotto processo lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, 69 anni, ex direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl teatina, accusato di aver preteso da una cooperativa posti di lavoro per i parenti e il parquet gratis per la sua casa romana. Davanti al tribunale di Chieti, il prossimo 7 novembre, compariranno anche Silvia Fraticelli, 47 anni, moglie del medico, e l’allora segretaria di quest’ultimo, Simona Malandra, 44 anni.
Il decreto che dispone il giudizio è stato firmato ieri mattina dal gup Andrea Di Berardino, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani (in aula c’era il pm Giuseppe Falasca). Le ipotesi di reato nei confronti del docente, volto noto di trasmissioni televisive nazionali, sono quelle di concussione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa. Fraticelli e Malandra devono invece rispondere solo degli ultimi due reati.
Si sono costituiti parte civile la Asl Lanciano Vasto Chieti, assistita dall’avvocato Stefano Azzariti, che punta a ottenere un risarcimento di 150.000 euro, la Scudo srl (azienda fornitrice del parquet) e Domenico Mattucci, all’epoca dei fatti presidente della cooperativa La rondine, entrambi rappresentati dall’avvocato Marco Spagnuolo, che chiedono rispettivamente 50.000 e 200.000 euro. Gli imputati, difesi dagli avvocati Marco Femminella, Ilaria Felini, Cristiano Maria Sicari ed Enrico Raimondi, respingono le accuse. Il giudice Di Berardino ha fissato anche un’udienza per il 13 settembre nel corso della quale sarà affidata una perizia per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche.
Secondo l’accusa, a fornire a Di Giannantonio le «indebite utilità», sotto costrizione, è stato Mattucci, presidente della cooperativa vincitrice dell’appalto milionario per «i servizi di assistenza psichiatrica, riabilitativa e di tutoraggio finalizzato al reinserimento lavorativo». Sono quattro gli episodi di concussione contestati all’ex primario e scoperti dalla guardia di finanza di Chieti: si tratta di «condotte di sopraffazione rivolte nell’arco di ben 5 anni», ovvero tra aprile 2015 e luglio 2020, al presidente della cooperativa.
Di Giannantonio, come membro della commissione aggiudicatrice dell’appalto e direttore esecutivo del contratto, lo avrebbe obbligato ad assumere nell’organico della coop la moglie e Malandra. Entrambe, sostiene sempre il pm, non hanno però svolto alcun tipo di mansione relativa ai servizi di riabilitazione ma sono state impiegate come «segretarie personali» di Di Giannantonio, procurandosi rispettivamente «un ingiusto profitto» di 48.441,78 euro (Fraticelli) e 21.003,95 euro (Malandra).
Nel caso della moglie, ricostruiscono le carte dell’inchiesta, il posto di lavoro fu richiesto davanti a un testimone «con un’arroganza impositiva a lui consueta e poi addirittura fra le urla. L’imputato non era certamente mosso dall’interesse pubblico di assicurare al servizio una figura da lui ritenuta necessaria. Al contrario, tutti gli elementi convergono nel sostenere che l’unico interesse perseguito fosse quello di assicurare una retribuzione a sua moglie». L’ex primario avrebbe pure obbligato il presidente della coop a sostenere i costi per 180 metri quadri di parquet della sua abitazione a Roma, ovvero 8.762 euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

