Pronto soccorso, allarme violenza Paziente ubriaco spacca la vetrata

Il primario Tafuri: «Situazione insostenibile, medici e infermieri sempre più nel mirino. Ora basta» Denunciato l’autore della sfuriata, aveva un tasso alcolemico cinque volte superiore al consentito
CHIETI. Ubriaco fradicio, con un tasso alcolemico cinque volte superiore al massimo consentito, ha provocato un incidente stradale; poi, infastidito per l’attesa in pronto soccorso, ha spaccato con un pugno la vetrata del triage, rischiando di ferire un infermiere. Si può riassumere così la notte di follia di Simone C., operaio teatino di 37 anni: i carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Chieti lo hanno denunciato per danneggiamento aggravato, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza. «Davvero non è più tollerabile far fronte a violenze verbali e fisiche che quasi ogni giorno colpiscono gli operatori del pronto soccorso», tuona il primario Emmanuele Tafuri. «La nostra è diventata una trincea, una guerra: lavoriamo come matti con numeri da capogiro, in condizioni ogni giorno più difficili per via del caldo che fa segnare un più 15 per cento negli accessi, del peggioramento dei cronici e dell’utilizzo improprio del servizio di emergenza con eccesso di codici bianchi e verdi».
Tutto è cominciato lunedì sera, dopo le 23, quando Simone C. ha perso il controllo della sua Renault Laguna in viale Abruzzo: sia lui che la compagna hanno riportato lievissimi traumi. Sul posto sono arrivati i carabinieri e, dai successivi accertamenti con l’etilometro, è emerso che il trentasettenne non era assolutamente nelle condizioni idonee per guidare. L’uomo ha anche minacciato uno dei militari.
Ma non è finita qui, perché la coppia – intorno alle due – ha deciso di raggiungere il pronto soccorso. A entrambi è stato attribuito il codice verde. I segni di insofferenza per l’attesa prolungata sono degenerati in violenza e paura poco dopo le quattro, quando l’uomo ha dato in escandescenze e ha sferrato un pugno contro la vetrata, che solo per un caso non è finita in mille pezzi in faccia all’infermiere che era al triage. «In quel momento», riprende Tafuri, «in pronto soccorso c’erano 80 persone in attesa, di cui 5 codici rossi, e a prestare assistenza 2 medici e 7 infermieri, che hanno fatto il massimo per dare a tutti risposte nei tempi giusti. Facciamo salti mortali ogni giorno, in ogni momento. Non stanno meglio gli altri ospedali della provincia di Chieti, che registrano analogo affollamento a cui fanno fronte con le poche risorse a disposizione, data la nota carenza a reperire specialisti in medicina d’urgenza. Questa è la situazione dei pronto soccorso, sui quali ora graverà la disposizione del Tar di tenere aperto per 24 ore il punto di primo intervento a Gissi, dove non ci sono assalti e le prestazioni giornaliere sono al massimo una decina, senza dire che in media passa un paziente a notte, spesso codice bianco, che può essere trattato dalla guardia medica sempre garantita dalla Asl. Un paradosso che pagheremo tutti, perché risorse umane aggiuntive non ne abbiamo e bisogna far fronte con quello che c’è. Ma ciò che ci fa male, come professionisti e come persone, non è la mole di lavoro ma la carica di aggressività che ci arriva addosso come una valanga, fatti oggetto di insulti, parolacce, minacce sul luogo di lavoro e sui social, oltre a episodi di violenza fisica. Nessun lavoratore può essere vilipeso in questo modo, non è più sopportabile. Chiedo perciò a tutti di ristabilire le regole base del comportamento civile, alla medicina del territorio di essere più incisiva nella gestione dei codici bianchi e alle persone, in generale, di non utilizzare il pronto soccorso come corsia salta fila per avere accesso alle prestazioni, perché le attese diventano lunghe anche per questo».
Solidarietà e vicinanza agli operatori del pronto soccorso è stata espressa dal direttore generale Thomas Schael e da quello sanitario Maria Di Sciascio.
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