Pronto soccorso con pochi medici Pazienti in attesa anche otto ore

Oltre 120 visite al giorno portano il reparto al terzo posto in Abruzzo per prestazioni di emergenza-urgenza Il primario Caporrella: siamo tornati ai tempi pre-Covid con casi più gravi perché prima nessuno si è curato
LANCIANO. Pochi medici, oltre 120 pazienti al giorno, molti dei quali gravi, e le attese al pronto soccorso dell’ospedale Renzetti si allungano. Una situazione che innervosisce e sfinisce gli utenti in sala che aspettano anche 8 ore per essere visitati e sempre più spesso protestano, ma che fa soffrire i medici che fanno doppi turni, saltano i riposi pur di assicurare l’assistenza a tutti. «Con il venir meno dell’emergenza Covid-19, sul pronto soccorso si è riversata una mole incredibile di pazienti e anche più gravi rispetto al passato», spiega Antonio Caporrella, primario del reparto e capo del dipartimento Emergenza Urgenza Asl. «Già da maggio siamo tornati ai tempi pre-Covid con tantissimi pazienti, ma con la differenza che ci sono molti più codici rossi. E ci sono casi più gravi in tutte le patologie: cardiologiche, respiratorie, neoplastiche. Tutti pazienti che durante il Covid hanno rinunciato o sono stati "costretti" a rinunciare a visite e controlli. Questo significa però che ogni medico impiega anche più tempo per assistere queste persone. Nelle stanze si lavora, bisogna anche avere pazienza se capitano più casi complessi assieme».
E i casi sono in media 120 al giorno, numero enorme: basta pensare che quello di Lanciano è il terzo pronto soccorso d’Abruzzo per numero di accessi, circa 45mila l’anno. E ci sono sempre meno medici. «Ci servirebbero almeno 5-6 medici in più», continua Caporrella, «la Asl ha cercato di venirci in aiuto ma il problema è più grave ed è nazionale: non ci sono medici che si dedicano all’emergenza-urgenza. I posti nelle scuole di specializzazione in questo settore sono sempre più vuoti perché è un lavoro durissimo, rischioso. E con questa carenza purtroppo si creano attese». Davvero lunghe, 6-8 ore, e per le patologie non acute (codici verdi e bianchi) anche oltre 10 ore. E c’è chi, ad esempio, ultimata la trafila degli esami, per una visita ortopedica o specialistica deve tornare il mattino dopo. «Ci scusiamo con la popolazione», riprende il primario, «ma voglio far capire ai cittadini che facciamo di tutto per assicurare a tutti la dovuta assistenza. Il paziente grave richiede più tempo, poi abbiamo i posti letto dell’area grigia - che resta perché il Covid non è sparito e nei reparti si entra solo dopo tampone negativo che si attende in pronto soccorso - dove ci sono malati che richiedono a loro volta l’attenzione di medici e infermieri. Spesso ci dà una mano il 118 ma non basta. A volte arrivano medici da altri presidi ma non bastano e molti dei nostri fanno turni extra». Insomma il personale non può sdoppiarsi. Ma, dall’altra parte, ci sono persone, molte anziane, che stanno male, vorrebbero essere soccorse subito, attendono ore e capita che alla fine qualcuno richieda l’intervento delle forze dell’ordine perché ha dato in escandescenze.
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