Pronto soccorso con pochi medici Pazienti in attesa anche otto ore

16 Settembre 2021

Oltre 120 visite al giorno portano il reparto al terzo posto in Abruzzo per prestazioni di emergenza-urgenza Il primario Caporrella: siamo tornati ai tempi pre-Covid con casi più gravi perché prima nessuno si è curato

LANCIANO. Pochi medici, oltre 120 pazienti al giorno, molti dei quali gravi, e le attese al pronto soccorso dell’ospedale Renzetti si allungano. Una situazione che innervosisce e sfinisce gli utenti in sala che aspettano anche 8 ore per essere visitati e sempre più spesso protestano, ma che fa soffrire i medici che fanno doppi turni, saltano i riposi pur di assicurare l’assistenza a tutti. «Con il venir meno dell’emergenza Covid-19, sul pronto soccorso si è riversata una mole incredibile di pazienti e anche più gravi rispetto al passato», spiega Antonio Caporrella, primario del reparto e capo del dipartimento Emergenza Urgenza Asl. «Già da maggio siamo tornati ai tempi pre-Covid con tantissimi pazienti, ma con la differenza che ci sono molti più codici rossi. E ci sono casi più gravi in tutte le patologie: cardiologiche, respiratorie, neoplastiche. Tutti pazienti che durante il Covid hanno rinunciato o sono stati "costretti" a rinunciare a visite e controlli. Questo significa però che ogni medico impiega anche più tempo per assistere queste persone. Nelle stanze si lavora, bisogna anche avere pazienza se capitano più casi complessi assieme».
E i casi sono in media 120 al giorno, numero enorme: basta pensare che quello di Lanciano è il terzo pronto soccorso d’Abruzzo per numero di accessi, circa 45mila l’anno. E ci sono sempre meno medici. «Ci servirebbero almeno 5-6 medici in più», continua Caporrella, «la Asl ha cercato di venirci in aiuto ma il problema è più grave ed è nazionale: non ci sono medici che si dedicano all’emergenza-urgenza. I posti nelle scuole di specializzazione in questo settore sono sempre più vuoti perché è un lavoro durissimo, rischioso. E con questa carenza purtroppo si creano attese». Davvero lunghe, 6-8 ore, e per le patologie non acute (codici verdi e bianchi) anche oltre 10 ore. E c’è chi, ad esempio, ultimata la trafila degli esami, per una visita ortopedica o specialistica deve tornare il mattino dopo. «Ci scusiamo con la popolazione», riprende il primario, «ma voglio far capire ai cittadini che facciamo di tutto per assicurare a tutti la dovuta assistenza. Il paziente grave richiede più tempo, poi abbiamo i posti letto dell’area grigia - che resta perché il Covid non è sparito e nei reparti si entra solo dopo tampone negativo che si attende in pronto soccorso - dove ci sono malati che richiedono a loro volta l’attenzione di medici e infermieri. Spesso ci dà una mano il 118 ma non basta. A volte arrivano medici da altri presidi ma non bastano e molti dei nostri fanno turni extra». Insomma il personale non può sdoppiarsi. Ma, dall’altra parte, ci sono persone, molte anziane, che stanno male, vorrebbero essere soccorse subito, attendono ore e capita che alla fine qualcuno richieda l’intervento delle forze dell’ordine perché ha dato in escandescenze.
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