Protesta alla Lazzaroni «L’azienda non traslochi»

Picchetto davanti allo stabilimento di Pretoro, la Cgil: l’insediamento deve restare Solidarietà anche da Roccamontepiano, Carulli: la proprietà tuteli i dipendenti
PRETORO. Si alza la protesta dei lavoratori della Lazzaroni, azienda dolciaria di prodotti di alta qualità, che ieri hanno scioperato davanti ai cancelli dello stabilimento di Pretoro. Un sit-in andato avanti per tutta la giornata durante i tre turni di lavoro in merito al trasferimento dell’attività produttiva a Isola del Gran Sasso che metterebbe a rischio un centinaio di posti di lavoro.
«Perché il titolare dell’azienda non si è presentato all’incontro in Regione convocato qualche giorno fa dal vicepresidente Giovanni Lolli?», si chiede Ada Sinimberghi della Flai-Cgil di Chieti. Un episodio che ha indotto ancora di più le maestranze a protestare per avere chiarezza su quello che sarà il loro prossimo futuro. Ci sono poi altri aspetti su cui la sindacalista pone l’attenzione: «Non viene dato loro il piano ferie nonostante siano state richieste. Non si capisce perché ad oggi non vengano date». Sarebbero in scadenza, inoltre, alcuni contratti di lavoro a tempo determinato per i quali la sigla sindacale vorrebbe la stabilizzazione, almeno per quelli che hanno avuto più volte le proroghe.
Ma il nodo centrale rimane il passaggio della produzione da Pretoro a Isola del Gran Sasso: «Non sappiamo quando inizierà questo trasferimento di linee e dell’attività produttiva», aggiunge Sinimberghi, «noi abbiamo espresso il nostro dissenso e abbiamo chiesto che la Lazzaroni lasci qualche attività a Pretoro».
Al sit-in di ieri ha preso parte anche il primo cittadino del paese, Sabrina Simone. Ma la vertenza preoccupa anche i paesi vicini: al presidio assembleare dei lavoratori hanno partecipato il sindaco ed il vicesindaco di Roccamontepiano. «Solidarietà piena ai lavoratori ma anche un accorato appello all’azienda, affinché eviti che tutti i lavoratori, non solo quelli del nostro paese, debbano scegliere tra lo spostamento a Isola del Gran Sasso o di rinunciare al posto di lavoro», dichiara Adamo Carulli. «Il loro attaccamento all’azienda dolciaria è la dimostrazione che stanno conducendo una battaglia giusta per salvaguardare non solo il loro diritto al lavoro, ma anche mantenere in questo nostro territorio un’azienda che è cresciuta grazie a tanta dedizione e attaccamento. Sarebbe veramente miope», continua il primo cittadino di Roccamontepiano, «considerare la loro opera semplice manualità numerica. Speriamo pertanto», conclude, «che i proprietari trovino una soluzione tale da dare dignità alla loro attività storica, ai lavoratori, ai nostri paesi come patto d’amore e di attaccamento a questa terra e alle persone che ci vivono». (a.s.)

