Quel giorno che Aloè fece spiccare il volo alla Falco Azzurro

10 Maggio 2015

Personaggi della teatinità. Dirigente della Sovrintendenza con Luciano Vinciguerra ha portato l’atletica a Chieti

CHIETI. Giovanni Aloè, laurea in legge,dirigente in pensione della Sovrintendenza Archeologica, è il personaggio protagonista della mia vetrina e già fare il suo nome significa evocare quello straordinario mondo che è stato ed ancora è la Falco Azzurro Chieti, di cui Giovanni è stato fondatore, insieme a Luciano Vinciguerra, che purtroppo non è più tra noi. C'è una foto, del 1955, che mostra il giovanissimo presidente che premia proprio l'atleta Vinciguerra e su quella foto leggo una didascalia che sottoscrivo: «…Sono stati i fondatori del Falco Azzurro ed hanno rappresentato, da sempre, il punto di riferimento per tutte le generazioni di atleti che si sono succedute sui campi di atletica d'Abruzzo e d'Italia». A questo punto bisogna fare un tuffo nel passato di oltre mezzo secolo e arrivare al 1953 quando nacque la Falco Azzurro, per sviluppare lo sport e l'atletica leggera, e dare occasioni di aggregazione a tanti giovani dell'epoca. Non c'erano, a quel tempo, piste di atletica, o attrezzature, ma solo uno spazio ricavato nello sterrato all'interno della caserma Berardi, che era adibita a campo profughi ed appariva diroccata. Bastò quel luogo, tanto forte era la passione, la voglia di stare insieme di quei ragazzi a cui Giovanni Aloè seppe indicare la strada fatta di amicizia e di ideali legati allo sport e non solo. Luciano Vinciguerra rappresentava l'esempio vivente di che cosa doveva essere la pratica sportiva: lo è stato fino a tardissima età, quando la morte lo ha colpito, non cancellando però il ricordo di un atleta, di un uomo di grandissimo spessore con il quale era impossibile non sentirsi in sintonia. Ma torno a Giovanni Aloè e al suo modo di interpretare il ruolo di referente e di guida della Falco Azzurro. Intanto perché quel nome? Lo spiegò nella relazione della attività del sodalizio nel 1955: «La denominazione di ogni associazione deve sintetizzare le idee e lo spirito del sodalizio stesso. Così anche nel nostro caso. Il falco è l'uccello fra i più nobili e più simpatici, è simbolo di lungimiranza e di velocità, è scattante e resistente, vola alto dove l'aria è più pura e dove il cielo è più limpido, rifugge il fango e il suo nido è tra le rocce delle vette inviolate. Il falco è coraggioso e forte…E l'azzurro non è forse il colore delle cose più belle e più pure? L'azzurro è il simbolo di soavità e purezza, di grazia e di modestia. Non c'è da meravigliarsi se l'abbiamo scelto per la nostra divisa». Sono stati tantissimi i giovani che hanno indossato quella maglia: ricordo Remo Rossetti, Evaristo Masciarelli, Gianfranco Di Ruscio. Dino Spinozzi, Eugenio Di Francesco, Umberto Tuffanelli, ancora sulla breccia come dirigente, ed ancora Elvira Serano, il marito Ermanno, e tanti altri. Tutti coloro che hanno portato alto il nome di Chieti nell'atletica leggera, come il triplista Ezio Buzzelli, più volte campione italiano, e Francesco Di Tizio, l'ex direttore generale della Carichieti, che vinse sempre nel triplo il titolo di campione italiano allievi, devono molto a Giovanni Aloè che ha messo le fondamenta di tutto quello che poi è stato costruito e che ancora resiste. Ad Aloè si deve, nel 1958, la nascita del Centro Sportivo Italiano di Chieti, di cui è stato presidente fino al 1978, quando venne eletto presidente provinciale del Coni, carica che tenne fino al 1984, facendo segnare importanti passi in avanti allo sport locale, sia in fatto di impiantistica che di risultati e lasciando un esempio di come si debba gestire un mondo così ricco e particolare come è quello sportivo.

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