Rapinano il benzinaio allo Scalo: uno dei banditi finisce in carcere 

Il pescarese Pietro Borrelli, 38 anni, incastrato dal sistema di videosorveglianza del distributore: si è affacciato dal finestrino dell’auto per controllare il complice ma non si è accorto delle telecamere

CHIETI. Mentre il complice s’impossessava dei soldi puntando un manganello alla gola del benzinaio, lui seguiva la scena a distanza, aspettandolo in macchina, senza indossare la mascherina. Ma Pietro Borrelli, noto pregiudicato pescarese di 38 anni, prima di fuggire in auto insieme al rapinatore entrato in azione, ha commesso l’errore di affacciarsi dal finestrino: le telecamere del distributore di carburante Sozio, in viale Unità d’Italia, a Chieti Scalo, lo hanno ripreso in pieno volto. E così è finito in trappola: giovedì i poliziotti della squadra mobile di Chieti, dopo aver raccolto anche altri «gravi indizi di colpevolezza», lo hanno arrestato perché ritenuto uno dei responsabili del colpo messo a segno il pomeriggio del 16 novembre. L’uomo, su ordinanza firmata dal giudice Luca De Ninis dopo la richiesta del pm Giancarlo Ciani, è stato rinchiuso nel carcere di Frosinone. «Ha un’elevata capacità criminale e un’indole indifferente al rispetto delle prescrizioni», è scritto nel provvedimento. Ora le indagini proseguono per individuare anche il criminale che, materialmente, ha portato via il portafogli della vittima con all’interno l’incasso di giornata, quasi 4mila euro.
IL RAID
Sono le 16.35 di diciassette giorni fa quando un uomo, dell’apparente età di circa 50 anni, alto un metro e 70, si avvicina al benzinaio con un protesto: «Ha dell’olio motore da vendere?», gli domanda. Dopo aver ricevuto una risposta negativa, mentre il dipendente del distributore si appresta ad aprire il tombino della cisterna del gasolio, il malvivente estrae un oggetto metallico dal giubbotto – presumibilmente un manganello estensibile e acuminato – e gli intima di consegnargli il borsello con il denaro, per poi riuscire a sfilarglielo da una tasca e a dileguarsi, correndo in direzione Chieti Scalo. La vittima riesce a seguirlo per un breve tratto, poi si ferma e telefona al 113.
L’INCHIESTA
Le indagini degli investigatori della Sezione reati contro il patrimonio partono la sera stessa. La visione delle immagini del sistema di videosorveglianza del distributore permette di ricostruire l’episodio nel dettaglio. L’esame più approfondito dei fotogrammi, comprensivo delle aree limitrofe, consente di capire che l’autore materiale della rapina è arrivato accompagnato da un complice, rimasto ad attenderlo a bordo di una Volkswagen Polo, prima per controllare l’esecuzione del raid e poi per caricare nuovamente il complice sull’auto, dopo l’iniziale fuga a piedi, a distanza dal distributore. Secondo il giudice, dunque, è «concreto e attuale» il pericolo che l’indagato commetta altri reati analoghi, anche alla luce di precedenti guai giudiziari che lo hanno visto protagonista per una sfilza di reati: dalla ricettazione al furto, dalla truffa al favoreggiamento personale. L’arrestato, difeso dall’avvocato Stefano Sassano, sarà interrogato lunedì. Stavolta rischia una condanna da 5 a 10 anni.
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